Un viaggio tra Togo e Benin è un’immersione nell’Africa più autentica: dalle memorie dolorose della tratta degli schiavi alle cerimonie Vudù, dai villaggi lacustri di Ganvié alle case-fortezza dei Somba, tra mercati brulicanti, riti ancestrali e popoli che custodiscono tradizioni millenarie.
Testo e foto di Mauro Parmesani

Affacciata sul Golfo di Guinea, Ouidah è considerata la capitale mondiale del Vudù, religione nata sulle coste dell’Africa occidentale e approdata poi nei Caraibi e in Brasile con la diaspora degli schiavi.
La città porta ancora i segni del suo passato doloroso: tra il XVII e il XIX secolo fu uno dei principali porti negrieri, da cui centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini vennero deportati verso le Americhe.
La “Strada degli schiavi”, quattro chilometri di cammino fino al mare, e la “Porta del Non Ritorno”, monumento simbolo dell’addio senza ritorno, raccontano una memoria che segna ancora profondamente il luogo.
Ouidah: tra la memoria della tratta e il cuore del Vudù

Ma Ouidah non è solo memoria: ogni 10 gennaio la città si trasforma in un tripudio di colori e suoni con il Festival del Vudù, festa nazionale dal 1996.
Sacerdoti juju entrano in trance al ritmo incessante dei tamburi, danze e canti avvolgono le strade nella polvere rossa, e divinità come Legba, Heviesso, Mami Water e Sakpata vengono invocate con sacrifici e offerte.
Il Vudù, lontano da superstizioni occidentali, è una spiritualità viva che regola la vita quotidiana e mantiene saldo il legame con gli antenati e la natura. Un luogo simbolico è il Tempio dei Pitoni, dove centinaia di serpenti sacri incarnano la forza vitale e vengono venerati con rispetto.
Il Benin tra città e villaggi ancestrali

Il nostro viaggio in Benin inizia a Cotonou, la città più popolosa e vivace del Paese: un caos organizzato di motorini-taxi, mercati brulicanti e profumo d’oceano. Da qui si raggiunge Ganvié, villaggio unico al mondo costruito interamente su palafitte nel cuore del Lago Nokoué.
L’acqua fu la salvezza dalla schiavitù del popolo Tofinou, perché i guerrieri del Regno del Dahomey non combattevano sull’acqua. Da allora i discendenti-pescatori di questa popolazione vivono ancora qui tra le basse onde lacustri, tra palafitte, case galleggianti, canoe, pescatori e un ritmo di vita scandito dal respiro del lago.
Spostandosi nell’entroterra, i monti Taneka custodiscono un mosaico culturale straordinario. Nel villaggio di Taneka Beri regna Tinigassawa Dorite IV, guida politica e spirituale di una comunità che riunisce etnie diverse — Yom, Barida, Gourmanché e Kabyé.
Qui le cerimonie di iniziazione, le capanne coniche in argilla, i sacrifici rituali e la vita comunitaria raccontano un mondo sospeso tra modernità e tradizioni ancestrali. Il visitatore ha la sensazione di attraversare un tempo immobile, in cui ogni gesto conserva un significato spirituale.
Togo: mercati vibranti, feticci e villaggi in trance

Oltrepassata la frontiera di Hilla Kodji, si giunge a Lomé, capitale del Togo. Il cuore pulsante della città è il Grand Marché, un labirinto di bancarelle dove trionfano i tessuti wax dalle fantasie sgargianti, spezie profumate, frutta tropicale e pesce essiccato.
Le protagoniste indiscusse sono le “Nana Benz”, imprenditrici capaci che dagli anni Sessanta hanno costruito la loro fortuna con il commercio dei tessuti, diventando simbolo di emancipazione femminile e indipendenza economica.
Non lontano si trova il Mercato dei Feticci, un luogo al tempo stesso affascinante e perturbante. Crani di animali, ossa essiccate, amuleti e talismani compongono un universo che racconta il lato più crudo dell’animismo.
Qui i sacerdoti preparano rimedi e oggetti sacri mescolando medicina tradizionale e spiritualità, in un intreccio che non lascia indifferenti.
La potenza del Vudù si manifesta con forza nei villaggi dell’interno, come Amenuygi, dove i tamburi ipnotici scandiscono danze frenetiche e i partecipanti cadono in trance, incarnando gli spiriti invocati.
Non è spettacolo per turisti, ma un momento di vita comunitaria in cui religione e quotidianità coincidono, e al quale il viaggiatore partecipa come ospite rispettoso.
Nord del Togo e del Benin: i Somba e i Kotokoli

Risalendo verso nord si incontra il popolo Somba, o Batammaliba, celebre per le abitazioni tradizionali chiamate tata somba. Queste case-fortezza in fango e legno, ammirate persino da Le Corbusier, rappresentano una sintesi perfetta di architettura e spiritualità: il piano terra ospita animali e spazi sacri per gli antenati, mentre quello superiore, protetto da terrazze e torrette, è riservato alla vita quotidiana.
Nei villaggi Somba il tempo sembra immobile, e i riti di passaggio, come la scarnificazione del viso che segna l’ingresso nell’età adulta, raccontano un’identità che resiste con forza al cambiamento. I granai sopraelevati, colmi di miglio e sorgo, sono simbolo di vita e prosperità.
A Sokodé, invece, vive il popolo Kotokoli (o Tem), noto per cerimonie spettacolari che uniscono trance e contatto diretto con il fuoco.
Durante le celebrazioni gli iniziati camminano sulle braci, si passano lingue di fuoco sulle mani o ingeriscono carboni ardenti, senza riportare ustioni. Mistero, fede e resistenza fisica si fondono in un rito che lascia senza parole chi vi assiste, rivelando la profondità del legame con il mondo spirituale.
Un’Africa sospesa tra passato e futuro

Viaggiare tra Togo e Benin significa entrare in un’Africa sospesa tra passato e futuro. Le moto-taxi e i mercati brulicanti convivono con i villaggi di fango e i riti ancestrali, la memoria dolorosa della tratta degli schiavi dialoga con l’energia delle nuove generazioni, il Vudù resiste accanto a chiese e moschee.
È un Continente che custodisce le proprie radici, le rinnova e le proietta nel futuro, mantenendo vivo l’indissolubile legame con gli antenati e con la natura.
Come ricordava Miriam Makeba: “L’Africa ha i suoi misteri e persino un uomo saggio non li capisce, ma li rispetta”.
Infoutili:
Il Benin e il Togo si trovano in Africa occidentale, sono nazioni relativamente piccole (115.000 km² il Benin e 56.000 km² il Togo) che possiedono una ricchezza culturale straordinaria. Il Benin fu culla del potente Regno del Dahomey, fiorito tra XVII e XIX secolo e noto per le celebri “Amazzoni del Dahomey”.Con circa 13 milioni di abitanti e un’età media intorno ai 18 anni, il Benin è un Paese giovane e in continua trasformazione così come lo sono i 9 milioni di togolesi.
Come arrivare: Con i voli di Turkish Airlines da Istanbul che atterrano giornalmente a Cotonou e ad Accra, nel vicino Ghana.
Quando andare: Stagione secca: novembre – marzo. Stagione delle piogge: aprile–ottobre (clima più umido ma paesaggi verdissimi).
Clima: Tropicale umido a sud, più secco e arido a nord.
Dove dormire: Imperdibile La Maison Rouge di Cotonou, un piccolo hotel dedicato all’eleganza e all’arte africana. Durante il resto del viaggio gli hotel sono sufficientemente confortevoli, scelti accuratamente dal T.O. TransAfrica.
Dove mangiare: Negli alberghi e nei ristoranti che si incontrano lungo l’itinerario.
Viaggio organizzato: Per organizzare il viaggio, il vero specialista di questi Paesi è TransAfrica con sedi a Lomé in Togo e a Dakar, in Senegal.
Fuso orario: Il Benin ha lo stesso fuso orario dell’Italia durante l’ora solare,il Togo è un’ora indietro rispetto all’Italia in ora solare.
Documenti: Servono i visti, che possono essere richiesti direttamente on line alle ambasciate del Benin e del Togo in Italia. Per velocizzare la preparazione dei documenti, meglio farsi assistere da TransAfrica.
Vaccini: Vaccinazione contro la febbre gialla obbligatoria. Consigliate vaccinazioni per epatite A, tifo e profilassi antimalarica. Si raccomanda di bere solo acqua imbottigliata o trattata.
Moneta: Il Franco CFA dell’Africa Occidentale (XOF); 1 euro = 655 XOF (tasso fisso). Le carte sono accettate nelle grandi città, ma è utile avere con sé anche contanti.
Lingua: In entrambi i Paesi il francese è la lingua ufficiale; inoltre ci sono una quarantina di altre lingue locali tra cui: Fon, Yoruba, Ewe e Bariba.
Religione: Prevalentemente Vudù e animista, poi, cattolica ed islamica.
Elettricità: A 220 volt, munirsi di un adattatore elettrico.
Abbigliamento: Pratico e leggero adattabile alle mutevoli condizioni climatiche.
Shopping: Tessuti come i kente e i pagne in particolare, collane, artigianato locale, monili, statue in legno. Un campionario infinito di artigianalità.
Suggerimenti:
Spostamenti interni: Con gli innumerevoli Zémidjan: taxi-moto, il mezzo più diffuso a Cotonou e a Lomè. In minibus lungo l’itinerario. Le strade principali sono asfaltate, ma caotiche con un flusso di camion impressionante.
Cucina: Da provare i piatti tipici a base di mais, manioca e riso come l’Akassa: polenta di mais fermentata e, il Fufu: purè di manioca o igname, servito con zuppe e salse. Molto utilizzate spezie e olio di palma.
Anniversari: 10 gennaio: Giornata nazionale delle religioni tradizionali, con grandi celebrazioni vudù.
Testo e foto di Mauro Parmesani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































