NAMIBIA. Caprivi Strip, un microcosmo di pace

La sua forma è di un dito affusolato, sulla cui punta è rimasto attaccato qualcosa. Forse proprio il capriccio del passato colonialista, che ne decise la configurazione.

La Caprivi Strip, o striscia di Caprivi, l’estremo nord-est della Namibia, deve infatti la sua esistenza a un accordo politico anglo-teutonico siglato a fine ‘800, che consentì ai tedeschi di infilarsi tra i territori inglesi e arrivare così al fiume Zambesi e, da lì, sperare di raggiungere l’Oceano Indiano in navigazione.

Nonostante l’origine e la posizione strategica, quest’area non ha conosciuto un vero sviluppo economico ed è rimasto un microcosmo dedito soprattutto ad attività di sussistenza come la coltivazione di cereali, l’allevamento di bovini e caprini, oltre che la pesca nei fiumi, confini naturali della regione. Le modeste cittadine e i numerosi villaggi sorgono infatti sulle sponde dello Zambesi a nord, del Choebe e del Linyanti a sud e del fiume interno Kwando.

Lunghe lingue di asfalto ben tenuto collegano i principali centri e consentono lo svolgersi della vita e delle occupazioni quotidiane, in un ritmo costante e cadenzato dai lunghi tratti percorsi a piedi. Le sei etnie che popolano quest’area convivono pacificamente, nonostante la disomogeneità religiosa e linguistica, e sono unite dalla forte volontà indipendentista che periodicamente ha creato conflitti e sommosse armate nel territorio.

In queste comunità c’è oggi un modo di vivere che ha fatto virtù del turismo frettoloso, spesso solo in transito. Così dalle costruzioni in legno e lamiera e dai polverosi vicoli laterali, i bambini sbucano curiosi, pronti a vendere la legna per i falò, mentre famiglie numerose si pongono a discreta distanza dai gruppi in sosta per il pranzo, attendendone gli avanzi.

L’attraversamento affrettato del viaggiatore medio lungo il Caprivi, diretto alle Cascate Vittoria, o al delta dell’Okawango, o ancora all’interno della Namibia (mete sicuramente più turistiche e perciò ambite), non permette di godere appieno delle sue bellezze e di apprezzarne l’aspetto non addomesticato, che conferiscono a questo angolo africano un supplemento di autenticità.

Rispetto agli altri dodici stati namibiani, questa striscia di terra costituisce un’anomalia, soprattutto dal punto di vista geomorfologico. La sua superficie è coperta da una florida vegetazione di latifoglie e il suo clima è tropicale, con un’alta piovosità che mantiene le pianure alluvionate e paludose anche nelle stagioni più secche. Su di esse si riflette l’impareggiabile luce africana, rendendo i colori ancora più brillanti e nitidi.

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