Nicaragua, cuore del Centro America

Il grande Lago e l’isola di Ometepe

Come “meraviglia delle meraviglie” può essere etichettato il grande lago Nicaragua (grande quanto l’Umbria!) detto dagli indigeni Náhuatl, Cocibolca. La prima meraviglia è la sua vastità; un vero e proprio mare d’acqua dolce che per lungo tempo ha costituito la via di congiungimento, attraverso il Rio San Juan, con il mar dei Caraibi. Le frequentissime nuvole che lo sorvolano pitturano paesaggi maestosi tra il blu del cielo, il colore cangiante delle acque e il verde delle rive e delle numerosissime isole (oltre 300!) che lo punteggiano. Che a loro volta costituiscono un altro motivo di attrattiva turistica. A cominciare dalle Isletas prossime a Granada, tra le quali è bellissimo scivolare su acque calme e scure, alla scoperta di quelle “abitate” e sede di mono-case costruite a pelo d’acqua tra un selva di piante che ricoprono queste mini proprietà di nicaraguensi che se le possono permettere. Altra isola importante, verso sud, è quella denominata Zapatera. Nell’estremo sud del bacino, in prossimità dell’ingresso nel lago del Rio San Juan, c’è poi l’arcipelago delle Solentiname, nel cui acque si aggirano gli unici esemplari di pescicane d’acqua dolce, che i locali chiamano “tiburones”.


Ma l’isola per eccellenza del Cocibolca, piazzata a centro lago ma prossima alla costa della regione Rivas, è la specialissima isola Ometepe. Il “datato” battello-ferry che la raggiunge dal porticciolo di San Jorge, pare percorrere un tratto d’acqua lunghissimo, mentre, oltre Ometepe, il percorso per il raggiungimento della riva opposta andrebbe moltiplicato per quattro. L’isola che si avvicina è uno spettacolo: bella da vedere, anzitutto, con i due coni perfetti dei vulcani Concepción (attivo e alto 1610 metri) e Maderas (spento, alto 1345). Ometepe, che significa per l’appunto “due montagne” è un’isola verdissima, abitata da gente tranquilla e cordiale che gira sulle strade che circondano i due vulcani su motorette, jeeps, pickup e bus. Vi sono diversi hotel e alloggi quasi sempre a gestione familiare o di piccole cooperative. Gli animali più “visibili” sono mucche, maiali e lucertole. Oltre ai vulcani, che si possono scalare, tre sono le attrattive turistiche dell’isola a forma di otto: la sorgente naturale “Ojo de Agua” (occhio d’acqua) una polla sorgiva circondata da fitta vegetazione; il salto di 180 metri della cascata Ramón, sul vulcano Maderas e le fitte sponde di mangrovia nella zona dell’istmo che unisce i due vulcani dell’isola.


Terra “única, original”

I Nika così definiscono il loro Paese. Ma è certo che gli uomini e le donne che abitano questa porzione di centro America, contribuiscono non poco a rendere simpatico e accogliente il Nicaragua. Amichevoli, disponibili, premurosi, religiosi, ma anche all’occorrenza furbi, determinati, combattivi quando i momenti storici lo hanno richiesto. I Nika amano la compagnia, le feste popolari, le processioni, i comizi ma sono assolutamente consci dell’importanza che il retaggio storico che li accompagna, a partire dalle popolazioni locali che qui vivevano prima della venuta degli spagnoli, costituisce un patrimonio culturale di cui essere orgogliosi.
Pur nella frenesia della vita del XXI secolo, che tutti coinvolge, vengono conservate tradizioni locali uniche: l’apparizione della Gigantona (un uomo-donna sui trampoli con una lunga veste rossa) accompagnata dal nano “cabezón” a León; le molte processioni, che sono un misto di religiosità e di credenze popolari; la leggenda del demone Chico Largo di Ometepe. Poi la “storia” dipinta sui murales di molte città: dolore, morte, vittorie e disfatte raccontate a futura memoria. E mille manifestazioni ancora, compresi i combattimenti dei galli, che animano gli innumerevoli villaggi e le belle città dell’intero Paese. Conclusione: davvero il Nicaragua è unico, originale.


Testo di Federico Formignani. Foto di Lucio Rossi

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