Edmondo De Amicis, non solo Cuore

La letteratura per ragazzi, adolescenti, deve molto a Edmondo De Amicis. Il suo libro più conosciuto (e ne ha scritti moltissimi) è Cuore (pubblicato nel 1886). Un ‘romanzo’ che attraverso i personaggi della scuola – alunni e insegnanti mirabilmente tratteggiati nel loro patriottismo e nel ‘vivere’ una vita conforme ai buoni sentimenti e ai comportamenti corretti – con l’aggiunta di una ‘geografia’ umana che spazia attraverso le varie regioni d’Italia (l’unità nazionale il faro che la guida) si colloca tra i più famosi libri dedicati a quella gioventù che sta uscendo dall’infanzia per entrare nella pubertà e nelle prime consapevolezze del corpo e dello spirito che maturano. ‘Cuore’ si affianca ai più famosi libri per la gioventù: Il Piccolo Principe, Zanna Bianca, Oliver Twist, Moby Dick, Sandokan, Robinson Crusoe e tanti altri. Il libro di De Amicis, letto da generazioni di italiani, ha per conseguenza e senza alcuna sua colpa, messo la sordina alle altre opere (notevoli) dello scrittore ligure-piemontese. In particolare, i suoi molti volumi dedicati ai viaggi e agli ‘incontri’ con le realtà sociali e le persone di altri paesi e continenti.

Dove è stato, cosa ha visto, con chi ha parlato Edmondo De Amicis, nel corso dei suoi viaggi?

Lo scrittore ligure per nascita (e per morte), ma di fatto intellettuale cittadino del mondo, ha avuto diverse esperienze di viaggio, in modo particolare in Europa, visitata dalla Spagna sino a Costantinopoli, quando ancora non era Istanbul. È entrato in contatto con numerosi uomini di cultura stranieri: con Daudet, Hugo, Zola in Francia; altri li ha incontrati – e gli incontri si sono sempre risolti in un vicendevole e proficuo scambio di esperienze letterarie – in Italia. A Firenze frequenta il salotto Peruzzi, dove conosce Pasquale Villari, Silvio Spaventa e Ruggero Bonghi. Vive per quasi tre anni a Taormina a Palazzo Cacciola luogo in cui ha modo, in qualità di ospite di lady Florence Trevelyan (dama di compagnia della Regina Vittoria), di entrare in contatto con personaggi quali Wagner, Oscar Wilde, Nietzche, Gustav Klimt e persino il kaiser Guglielmo II, lo zar Nicola I°. Giusi Baldissone, fine studiosa dello scrittore, sostiene che dopo oltre cent’anni i libri di viaggio rappresentano una validissima ‘guida turistica’ delle terre visitate. Oltre all’aspetto formale dei suoi scritti – afferma ancora la Baldissone – De Amicis risulta essere un grande maestro di giornalismo, per la capacità di cogliere la realtà che vede, senza alcun pregiudizio. Quale il segreto? Quello di visitare luoghi diversi non certo per trovare conferma delle opinioni personali che può avere avuto prima della partenza, ma per scoprirne gli aspetti più importanti, curiosi, dei cambiamenti in atto.

Tra il 1872 e il 1879, De Amicis pubblica libri che parlano di Marocco, Olanda, Spagna, Londra, Parigi, Costantinopoli. Nel 1887 si imbarca su una nave che va in Sudamerica e scrive un bellissimo libro: ‘Sull’Oceano’, resoconto dolente e struggente di quella disperata umanità in cerca di una vita migliore; rileva quindi tra i primi in Italia, il fenomeno dell’emigrazione di molti concittadini verso le Americhe. Nel 1903 viene nominato Accademico della Crusca, in omaggio al suo costante e attento impiego, sia nelle opere scritte che nell’insegnamento, della lingua italiana. Ha scritto davvero una gran mole di libri, De Amicis. L’ultimo, prima della sua scomparsa (1908), parla di un viaggio in Sicilia. A detta degli studiosi e dei critici (quelli moderni, perché in passato non ha goduto di eccessiva considerazione) che hanno studiato i suoi lavori, lo stile deamicisiano contempla una notevole attenzione alle persone, alle città e agli ambienti di queste città, più che all’importanza dei monumenti e alle bellezze naturali. De Amicis, nei suoi scritti, parla consapevolmente di una ‘cultura del viaggio’ che tuttavia, già nell’Ottocento si annuncia di ‘massa’; non come ai livelli attuali, ma già in misura tale da rappresentare un ‘cambiamento’. De Amicis può essere in definitiva considerato (e per conseguenza apprezzato dagli italiani) come il fondatore di una figura letteraria, quella dello scrittore-giornalista, rinverdita dalla grande stagione dei Moravia, Parise, Soldati, Piovene, del secondo dopoguerra.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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