Giornate Europee e Mondiali: a cosa servono?

Sono tantissime le ricorrenze nazionali e internazionali che intasano ogni anno il calendario, al punto che il titolo proposto non è poi così fuori luogo. Promosse dall’Unesco, dall’Assemblea generale o dal Consiglio economico delle Nazioni Unite, hanno preso avvio verso la fine dell’Ottocento con l’Anno Polare internazionale, istituito per promuovere la ricerca scientifica nell’Artico e nelle regioni Antartiche.

Oggi ve ne sono di tutti i tipi e alcune sono davvero strane se non addirittura ridicole (tipo la giornata dei biscotti per cani, quella dei picnic, del whisky, della nutella ecc.). Nascono in genere per iniziative parlamentari ma anche per merito (o demerito) dei social network, attraverso campagne di hashtag o video virali. Non tutte sono giornate autorizzate, ma spesso la gente non vi fa caso; le adotta e le rilancia, determinandone la fortuna.

26/9-Giornata europea delle Lingue

Questa ricorrenza vuole rendere omaggio alla varietà degli idiomi presenti in Europa, lasciando intendere che le diversità di linguaggi, retaggi storici, tradizioni e stili di vita di ciascuna nazione, costituiscono (o dovrebbero costituire…) la sicura base di coesione per un futuro privo di confini, egemonie politiche, rivalità campanilistiche.

La realtà è purtroppo diversa, accentuata in questi ultimi tempi dai danni e dalle incertezze provocate dalla pandemia. Invidie, timori, ripicche transnazionali, impediscono convivenze di più ampio respiro. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, qualcuno è arrivato persino ad augurare l’abolizione dell’uso dell’inglese nei documenti ufficiali dell’unione, sostituendolo magari col latino, antica-nuova lingua europea!

Quello che come cittadini europei si potrebbe chiedere alla Giornata delle Lingue, sarebbe in concreto il varo di un calendario di iniziative vive e ripetute per l’intero anno solare, al fine di raccogliere idee, promuovere incontri, dibattiti, soluzioni pratiche che agevolino la conoscenza dei problemi e dei desideri (anche linguistici) di ogni singolo Paese. La ricorrenza avrebbe senso se in ultima analisi finisse per facilitare le difficoltà di comunicazione e di comprensione tra i diversi Paesi dell’Unione.

26/9-Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle Armi Nucleari

In questo caso l’ironia, lo scetticismo e il disappunto per l’ingenuità di chi ha messo in calendario un’iniziativa del genere, sono d’obbligo. È talmente assurda questa ricorrenza, che o ci si ride sopra o ci si arrabbia di brutto!

Tutti sappiamo della terribile spada di Damocle che pende sul capo di ogni essere umano. Tutti proviamo orrore al pensiero che pochi individui invasati e cinici vengano presi dall’insano desiderio di scatenare una guerra nucleare. Il maggior indiziato è il buffo dittatore coreano (del nord) mentre per tutti gli altri ci affidiamo alla speranza che non impazziscano.

Tra i Paesi che hanno firmato il trattato di non proliferazione e quelli che non l’hanno fatto, abbiamo i nomi di chi possiede armi atomiche: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord. Andrebbe aggiunto Israele, che le testate le ha, ma se ne sta zitto.

Hanno invece smantellato i propri arsenali il Sudafrica, la Bielorussia, l’Ucraina e il Kazakistan. All’inizio del 2019, oltre il 90% delle 13.865 armi nucleari del mondo erano di proprietà di Russia e Stati Uniti. Altroché Giornata per eliminarle!

27/9- Giornata mondiale del Turismo

Per chi ha lavorato per molti anni nel settore turistico, spiace constatare come in questo periodo la grande macchina delle vacanze sia entrata in crisi, sempre per concorso di colpa del Covid. D’altra parte, il turismo è da tempo un fenomeno mondiale complesso e articolato; muove masse enormi di persone e incide non poco sui destini economici di ogni singola nazione.

Con il perdurare della pandemia, o con il rischio di una ripresa della stessa nell’ultimo scorcio dell’anno, la macchina turismo si è difesa come ha potuto, ripiegando su vacanze nei luoghi di casa, per mitigare in parte l’assenza di arrivi dall’estero. Quasi tutti i settori ne hanno sofferto: le grandi città più dei centri minori; la mobilità (aerei, treni, navi, autobus), l’accoglienza e la ristorazione.

La Giornata del Turismo che si festeggia il giorno 27 settembre, dovrebbe quindi suggerire ai Governi Europei l’esigenza di creare apposite piattaforme di studio e di controllo sull’andamento del settore, con l’aiuto delle diverse realtà operative, per far sì che la ricorrenza non rimanga una semplice data sul calendario.

Questo è un compito che spetta a chi ci governa e a chi del Turismo conosce ogni realtà.

Libertas Dicendi n°280 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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