Lomellina, orizzonti rurali

Pochi luoghi possono vantare storia, cultura e tradizione culinaria così radicate. Ancora meno si sono preservati intatti dal turismo di massa. Fra riso e castelli, a pochi chilometri da Milano, scopriamo la Lomellina e il suo ambiente genuino e autentico.

Testo di Stefano Sedino foto di Lucio Rossi e Riccardo Gallino

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Il Castello di Valeggio in Lomellina ©Lucio Rossi

Partenza da Milano in direzione sud-ovest, neanche un’ora di macchina. Fuori dalla metropoli, fuori dalle rotte turistica di massa. Ecco la Lomellina, area in provincia di Pavia al confine con il Piemonte. Un territorio tutto da scoprire che si offre al visitatore curioso come un film in prima assoluta per il cinefilo.

La scarsa frequentazione turistica pregressa annulla il rischio di spoiler. Ed è proprio sull’effetto sorpresa che il Gruppo di Azione Locale (GAL) “Risorsa Lomellina” ha scelto di giocare la partita di Orizzonti Rurali. La società, composta da enti pubblici, associazioni e aziende private, ha lanciato questo programma di cooperazione proprio per incentivare gli abitanti delle grandi città a riscoprire le zone a vocazione agricola vicine a loro, a livello geografico e soprattutto culturale. 

Il progetto si concretizza quindi in una serie di iniziative per incoraggiare il turismo di prossimità in territori che gravitano intorno a contesti metropolitani. Nel caso di Milano, la Lomellina: la fuga perfetta in un periodo storico così incerto.

Un paesaggio disegnato dall’acqua

Ma che cosa ha di nuovo da offrire questa zona? Tra cibo, cultura e natura, molto. L’aspetto più evidente (e ammirevole) è il territorio: le risaie lo disegnano e lo rendono irripetibile. Siamo sì in provincia di Pavia, ma nulla a che vedere con i colli vitati dell’Oltrepò.

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Quasi il 40% dell’intera superficie coltivata a riso in Italia si trova in Lomellina ©Riccardo Gallino

Se dall’altra parte del Grande Fiume le viti padroneggiano incontrastate, qui l’elemento dominante è l’acqua. Lo si nota già dalla cartina geografica: Lomellina, semplificando un po’, è tutto ciò che sta tra Po, Ticino e Sesia. Tre fiumi come cornice. E lì in mezzo un dedalo di torrenti, rogge, cavi, risorgive.

Acque abbondanti che, a un certo punto della storia – più o meno intorno alla metà del XV secolo – hanno accolto con materno affetto il cereale venuto dall’oriente. Oggi tra la Lomellina e il basso Pavese le risaie occupano oltre 80mila ettari, circa il 40% dell’intera superficie coltivata a riso in Italia.

Siccome la metà del riso prodotto a livello europeo è di provenienza italiana, è facile capire come l’alta concentrazione di risaie abbia plasmato il territorio lomellino in un unicum di portata continentale. Nessuno può vantare un pattern così, creato dall’alternanza tra antichi centri urbani, aree di grande valore naturalistico e distese a perdita d’occhio di fertile campagna.

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Le risaie ‘disegnano’ il territorio della Lomellina ©Riccardo Gallino

Il periodo migliore per godere del paesaggio è quello compreso tra aprile e maggio, quando i campi coltivati a riso vengono allagati. Ecco che fa la sua annuale comparsa il cosiddetto “mare a quadretti”, uno spettacolo generalmente amato dai bambini, ma che piace a tutti.

Le garzaie, monumenti naturali

Nel loro luccicante abito primaverile le risaie trasmettono un senso di quiete, il che ne fa ottime candidate per esperienze di slow tourism all’aria aperta. Guai però a confondere campagna e natura, perché la prima – un ambiente artefatto determinato dal lavoro dell’uomo – è per certi versi l’esatto opposto della seconda.

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Il paesaggio della Lomellina, vede un’alternanza di aree coltivate e zone di natura selvaggia come le garzaie ©Riccardo Gallino

Accade tuttavia che tra questi due mondi vengano a crearsi rapporti molto stretti, di autentica simbiosi. È il caso della garzaie, le aree protette di riproduzione degli ardeidi, la famiglia di uccelli di cui fanno parte aironi, nitticore, garzette e tarabusini. Qui possono proliferare nutrendosi di rane, pesci, bisce e piccoli mammiferi.

In Lomellina se ne contano una dozzina, di cui 7 visitabili: Celpenchio, Sant’Alessandro, Abbazia di Acqualunga, Palude Loja, Verminesca, Bosco Basso e Gallia.

La maggior parte di queste riserve, gestite dalla Provincia di Pavia, è inserita nella Rete Natura 2000, creata dall’Unione europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie.

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Un airone cenerino al nido in una garzaia della Lomellina ©Shutterstock Jordi Jornet

In particolare quella di Celpenchio, compresa tra Cozzo, Rosasco e Castelnovetto, ospita la più numerosa colonia di aironi rossi della Lombardia, con circa 2 mila dei loro nidi.

Il territorio deve essere particolarmente pregevole perché dà asilo ad altre quattro specie di ardeidi: nitticora, garzetta, sgarza ciuffetto ed airone guardabuoi.

Da segnalare anche la garzaia di Pieve del Cairo, gestita dalla Fondazione Darefrutto, realtà no profit che si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio rurale e ambientale.

Il riso è bello perché è vario

Innanzitutto, riso significa buona tavola. E versatilità di utilizzo. Del resto la gamma di risi permette moltissime interpretazioni culinarie perché ognuno ha la sua storia e il suo aroma; con i propri tempi e i propri colori ce n’è uno per ogni ricetta.

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Diversi tipi di riso, produzione della Cascina Alberona ©Lucio Rossi

In Lomellina è festa grande: immaginate quanti piatti fra Carnaroli, Arborio, Vialone, Venere e Roma, solo per citarne alcuni di quelli coltivati in Lomellina.

É curioso il caso del riso Lomello, come il Comune, varietà storica completamente abbandonata alla fine degli anni Sessanta. Inaspettatamente, è ritornata a popolare i campi intorno a Mede dal 2014: un assaggio è d’obbligo.

E’ certamente un prodotto di nicchia, per intraprendere una sorta di viaggio nel tempo, riscoprendo consistenze e sapori da tempo scomparsi dalle tavole italiane.

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Le spighe di riso maturano a settembre quando tingono di giallo le risaie della Lomellina ©Lucio Rossi

Centro d’elezione per la contrattazione del risone – cioè il riso grezzo – è la città di Mortara, capoluogo della Lomellina ai tempi del Piemonte sabaudo, dove ha sede la Borsa Merci. A differenza del passato recente, quando la quasi totalità del risone era venduto alle grandi industrie di trasformazione, oggi sono molte le piccole aziende che commercializzano il riso a proprio marchio, anche in spacci aziendali accessibili ai visitatori.

La città dell’oca: prelibatezza in tutte le salse

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Mortara, piazza del Teatro ©Lucio Rossi

Oltre a ospitare uno dei più importanti mercati cerealicoli, Mortara è conosciuta per un’autentica eccellenza gastronomica: il Salame d’Oca. L’insaccato è prodotto con tagli magri d’oca (in una misura compresa tra il 30% e il 35%) misti a carne e grasso di suino. Riconosciuto dall’Unione Europea con il marchio IGP, questo salume è celebrato ogni anno con una sagra.

Si tiene l’ultima domenica di settembre ed è imperdibile perché unisce all’aspetto gastronomico quello storico-rievocativo. Il programma, di norma (quest’anno potrà subire variazioni causa Covid), prevede infatti una sfilata in abiti rinascimentali e il Palio delle Contrade. Quest’ultimo è un grande Gioco dell’Oca con pedine viventi e arcieri che si sfidano per determinarne i punti di avanzamento.

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Il tradizionale salame d’oca di Mortara

L’ambientazione è fra le più suggestive perché è quella della corte sforzesca di Ludovico il Moro. Ancora oggi la sua residenza in Piazza Silvabella a Mortara è conosciuta come Palazzo del Moro. Chi è pronto a sperimentare qualcosa in più rispetto al salame d’oca deve provare il Salame Ecumenico, eccellenza composta interamente da carne d’oca.

Il nome, alquanto curioso, è all’insegna dell’inclusività: questo prodotto, infatti, può essere alla base di un pasto condiviso fra gli osservanti delle tre grandi religioni abramitiche, Cristianesimo, Islam ed Ebraismo. Le origini vengono fatte risalire alla comunità ebraiche presenti in Lomellina intorno alla fine del XV secolo.

Ma a Mortara si realizzano anche altre tipicità a base d’oca quali la Bresaolina, i Cacciatorini, i Ciccioli (anche nella variante pressata), il Fegato grasso (da oche nutrite senza ingozzamento forzato), il Filetto baciato, la Galantina, il Marbrè, la Mortadellina, il Petto (stagionato o affumicato alle erbe), il Prosciuttino e il Salame crudo. Il paradiso dei buongustai esploratori.

Ortaggi speciali: viaggi del gusto

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La Cipolla di Breme, nota per il suo sapore dolce, è un Presidio Slow Food della Lomellina ©Lucio Rossi

Nell’area in cui il Sesia confluisce ne Po, intorno al piccolo centro abitato di Breme, nasce una delle cipolle più dolci d’Italia. Non a caso la Cipolla di Breme, Presidio Slow Food, è anche nota come “La Dolcissima” grazie al terreno ricco di limo in cui cresce. Ancora oggi viene delicatamente raccolta a mano tra giugno e metà agosto.

Basta guardarla per coglierne la tipicità: è gigantesca. Mediamente una Cipolla Rossa di Breme pesa tra i 600 e i 700 grammi, ma non sono rari esemplari che superano il chilo. L’origine della sua coltivazione viene fatta risalire ai monaci dell’abbazia di Novalesa (in Val di Susa) che, fuggendo alla distruzione dei Saraceni, si rifugiarono a Breme grazie alla donazione nel 906 da parte del Marchese Adalberto di Ivrea.

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L’Asparago di Cilavegna

Le delizie non si fermano qui. Cilavegna, al confine con il Basso novarese, è invece patria di un altro gustoso ortaggio, l’Asparago bianco. Estremamente tenero e dal sapore delicato, l’Asparago di Cilavegna in passato era diffuso in un’area ben più ampia di quella che oggi circoscrive il Comune dal quale prende il nome.

I terreni leggeri, umidi e sabbiosi di Cilavegna sono ideali per la sua coltivazione e l’ottima qualità è garantita dalla sapienza di metodi produttivi antichi. I campi in cui si coltiva l’asparago vengono chiamati aspargiaie e il raccolto avviene in primavera, da marzo a maggio.

Lomellina: la piccola Loira

Zona strategica di confine, la Lomellina presenta un paesaggio dominato da fortificazioni erette nel corso dei secoli dalle signorie che si sono succedute sul territorio. Un patrimonio inestimabile di storia valorizzato, a partire dal 2018, da un progetto dell’Ecomuseo del Paesaggio Lomellino, intitolato “Lomellina: la piccola Loira”. Numerosi turisti si sono divertiti a visitare i ben 26 castelli della zona.

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Castello Isimbardi a Castello d’Agogna ©Riccardo Gallino

Tra questi c’è il Castello di Sartirana, realizzato alla fine del XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Sforza. All’interno del complesso architettonico è presente la pila, struttura del XVII secolo utilizzata al tempo per la pilatura del riso e oggi location per eventi. Inoltre, è anche la sede di una mostra permanente dello stilista americano Ken Scott.

Risale al XIV Secolo anche il Castello di Frascarolo, dove è ospitato il particolare Museo del Contadino. Si può visitare ogni primo sabato del mese ed è aperto su prenotazione alle scolaresche. Molto suggestivo il Castello di Scaldasole, con le sue sette imponenti torri medievali, che conserva carrozze ottocentesche e una raccolta di armi antiche. In ogni dove si possono luoghi dall’intenso fascino mediale, come il centro storico di Rosasco, con la sua magnifica Torre Ghibellina.

Castello Isimbardi a Castello d’Agogna, edificio del XII secolo circondato da un ampio parco, custodisce invece una ricca collezione di mappe e documenti relativi alla canalizzazione delle acque: un racconto per immagini della progressiva trasformazione del territorio in funzione della coltivazione del riso.

Lomellina, terra di storia: non solo medioevo

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Un’immagine aerea della Pieve di Velezzo in Lomellina, Lombardia,

La storia in Lomellina fluisce però da tempi ben più antichi ed è per questo che non è difficile trovare perle di ogni età. Si pensi ad esempio alle preziose testimonianze romaniche e protoromaniche, come le chiese di San Valeriano e San Pietro a Robbio, Santa Maria delle Grazie a Castelnovetto, la Pieve di Velezzo, la cripta dell’Abbazia di San Pietro a Breme.

La basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello, con annesso battistero, è un autentico pezzo di storia perché è il luogo in cui, secondo la tradizione, la regina dei Longobardi Teodolinda sposò Agilulfo, duca di Torino, nell’autunno dell’anno 590. L’emozione di rivivere l’evento è unica nel suo genere.

Infoutili

Informazioni: per informazioni sul territorio della Lomellina si può fare riferimento all’Ecomuseo del paesaggio lomellino ; tel. +39 328 7816360 info@ecomuseopaesaggiolomellino.it

Come arrivare: Arrivando da Milano, oppure da sud del capoluogo lombardo, l’uscita autostradale migliore per raggiungere la Lomellina è quella di Groppello Cairoli, lungo la A7; proseguendo poi fino a Mortara, considerata la capitale del territorio lomellino. Chi invece procede da nord oppure dal Piemonte può uscire a Novara lungo la A4 e da li raggiungere Mortara.

Quando andare – Clima: la Lomellina è la classica destinazione per tutte le stagioni: l’estate è molto calda quindi primavera e autunno sono i periodi da prediligere, con giornate lunghe e colori sorprendenti. Dal punto di vista paesaggistico, anche le brevi giornate invernali possono riservare gradite sorprese.

Dove dormire:

A Mortara, Casa Angela, in un edificio ristrutturato del ‘400 proprio nel centro storico, dispone di 5 stanze moderne, massimo comfort e arredate con gusto.  Da 75 Euro con colazione.

Castello di Cozzo, In una struttura risalente alla fine del Settecento circondata dalle risaie offre cinque camere con colazione a partire da 60 euro.

Dove mangiare:

Da Mafalda, Via Po 18, Breme; troverete un menù a base di prodotti tipici Lomellini in un ambiente d’altri tempi.

Molino Taverna, strada vicinale della Galliana 1, Cilavegna. Famoso per gli asparagi e le lumache.

Casa Angela, Via Roma 61, Mortara. Il meglio dei prodotti del territorio a Km 0, specializzato nella lavorazione di prodotti d’oca: dai salumi (salami e prosciutti) allo straordinario paté confezionato in casa. Non potrete fare a meno di acquistare le specialità realizzate da Pino Pisani.

Acquamatta, Cascina Molino della Raina 6, Semiana (PV). Cucina del territorio in un ambiente creativo, circondato da risaie secolari.

Shopping: impossibile tornare da una visita in Lomellina senza acquistare il famoso riso che si coltiva nelle risaie della zona. Cascina Alberona, la tenuta agricola della famiglia Ferraris, è il posto giusto.

Eventi: La Sagra del Salame d’Oca di Mortara che racchiude arte, cultura, folclore, tradizione e gastronomia è l’evento da non perdere. Quest’anno, a causa del Covid, il programma potrebbe subire delle limitazioni; ad oggi la data è confermata per il 26 settembre.

Testo di Stefano Sedino foto di Lucio Rossi e Riccardo Gallino|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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