Jean-François de La Pérouse scopre il lontano Oriente

Viaggi e Viaggiatori – Avventure nel Tempo

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Luigi XVI e Jean-François de La Pérouse

Il Settecento è un secolo nel quale il mondo non ha più molti segreti da rivelare a chi percorre i continenti e gli oceani.

Molti territori sono raggiunti con regolarità (Americhe) e altri vengono visitati avendo come obiettivo zone specifiche (Africa, Asia) che ancora possiedono il fascino della scoperta (catene montuose, fiumi, isole, etc.).

I movimenti per mare e per terra sono in maggior misura quelli destinati agli scambi commerciali, all’amministrazione di terre divenute colonie.

Prende comunque sostanza un nuovo modo di viaggiare: quello che ha per scopo primario l’aggiornamento di cognizioni geografiche sin qui frammentarie, unitamente a rilievi di carattere scientifico e antropologico.

Un viaggio esemplare in tal senso – pur non escludendo interessi commerciali – è stato quello di La Pérouse nel Pacifico orientale, alla scoperta di Giappone, Kamčatka e Alaska.

Aristocratico amante del mare

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La statua di Jean-Francois de La Perouse ad Albi, sua città natale in Francia ©Shutterstock

Navigatore precoce, Jean-François de Galaup, conte di La Pérouse. Nasce a Château du Gô, dalle parti di Albi, in Linguadoca, il 23 agosto 1741 e viene indirizzato alla carriera in marina da un lontano parente di suo padre, l’ammiraglio Clément Taffanel.

A soli 15 anni Jean-François è a Brest, in Bretagna, per seguire i corsi formativi che gli permetteranno di diventare ufficiale di marina, ma viene ben presto coinvolto in operazioni militari nel corso della Guerra dei Sette Anni (1756-1763), proprio quella che lo statista inglese Winston Churchill (anni dopo) avrebbe definita come la prima vera guerra mondiale tra le maggiori potenze europee (Francia, Spagna, Inghilterra) a loro volta affiancate da stati e territori alleati; un conflitto combattuto in diversi continenti nei quali le potenze avevano colonie.

Il conte francese La Pérouse, nel 1759, si trova a bordo del vascello Formidable e viene fatto prigioniero dagli inglesi al termine di uno scontro con la flotta britannica.  Nel 1767 ottiene il suo primo comando e si limita a viaggi per così dire casalinghi, non lasciando mai troppo le acque francesi.

Ha comunque modo di entusiasmarsi per il ritorno in patria del grande navigatore Louis Antoine de Bougainville; è il 1769 e Jean-François comincia a pensare di poterlo imitare, visitando mete lontane ispirato dalle sue imprese.

Viaggi nell’Oceano Indiano prima della Circumnavigazione

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Cascata Grand Galet, Langevin, La Réunion ©Shutterstock

Negli anni compresi fra il 1772 e il 1776, su incarico del governatore francese dell’Oceano Indiano, il La Pérouse visita diversi territori: le isole Réunion e Mauritius, la colonia di Pondicherry sulla costiera indiana, il grande Madagascar.

Ogni viaggio costituisce occasione favorevole per ampliare le proprie conoscenze geografiche e i rapporti che inoltra vengono ritenuti utili e preziosi dalle autorità francesi.

Al ritorno in patria, il navigatore viene promosso nelle gerarchie di comando e gli viene conferito un titolo nobiliare. Re Luigi XVI, visti i successi ottenuti dall’esploratore britannico James Cook e spinto da comprensibile desiderio di emularli, decide di affidare a Jean-François il comando di un viaggio di circumnavigazione del globo che mirava a completare nel Pacifico orientale le ricerche che Cook non aveva saputo o potuto fare.

Vengono approntate allo scopo due navi; l’Astrolabe e la Boussole; gli obiettivi sono chiari: esplorare l’Oceano Pacifico dall’estremo nord fino all’Australia, dall’Asia all’America, alla ricerca (anche) di eventuali sbocchi commerciali per la Francia.

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le terre esplorate da La Perouse

L’organizzazione del viaggio è pressoché perfetta e viene stabilito di affiancare al navigatore occitano un numeroso gruppo di esperti e qualificati studiosi di varie discipline: astronomi, geologi, mineralogisti, botanici e matematici.

La Pérouse, personaggio illuminista, sa perfettamente cosa significhi affrontare un’impresa del genere; non a caso sostiene che “l’uomo è quello, fra tutti gli esseri, che si abitua più d’ogni altro a tutte le situazioni”.

Per sua parte, non prenderà infatti mai possesso – in nome della Francia – delle isole o delle terre inesplorate, preferendo privilegiare il contatto e la conoscenza con le popolazioni che abitavano questi territori.

Alla scoperta dell’altra metà del mondo

Le due navi salpano da Brest il 1° agosto del 1785, sotto il comando di Jean-François de La Pérouse. Si può dire che la prima tratta sia una navigazione tutto sommato veloce attraverso mezzo mondo: l’isola di Tenerife, l’Atlantico in direzione sud.

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Nelle isole del Pacifico

Nel gennaio del 1786 le due navi raggiungono la Patagonia; doppiato Capo Horn, la spedizione approda all’isola di Pasqua e successivamente raggiunge le isole Hawaii; puntando sempre verso nord costeggia la costa dell’Alaska, sino a quel momento pressoché sconosciuta, quindi si inoltra nell’oceano Pacifico toccando prima le isole Marianne e raggiungendo Macao nel gennaio del 1787.

La tappa successiva, con una permanenza di circa due mesi, è la città di Manila, dalla quale ha davvero inizio la serie di importanti scoperte della spedizione francese.

Viene esplorato e definito l’esatto contorno delle coste della Manciuria e delle isole giapponesi, visitate nella loro reale estensione e frammentazione in diversi gruppi, fra maggiori e minori; l’intrepido Jean-François scopre l’esistenza dello stretto che separa le grandi isole di Hokkaidō (Yezo) e Sachalin, oggi di pertinenza russa; in suo onore questo passaggio avrà il suo nome.

Il viaggio prosegue lungo le isole Curili, raggiungendo la Kamčatka. Da questo momento inizia l’esplorazione vera e propria, con la rilevazione accurata delle coste siberiane e i naturalisti e botanici al seguito della spedizione scoprono cristalli, quarzi e pietre preziose, mentre i botanici rimangono affascinati dalla vegetazione esistente che nell’arco di tre mesi nasce dal terreno gelato in profondità (permafrost) fiorisce e muore; a stupire tutti è anche la grande quantità e varietà di volatili che popolano la zona.

L’estremo oriente visitato da La Pérouse rappresenta il raggiungimento degli scopi per i quali la spedizione era stata progettata.

Il grande mistero della fine del viaggio

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Jean-Francois de La Perouse

Dopo l’esplorazione coronata dal successo della Siberia e delle isole Curili, le due navi si dirigono verso meridione raggiungendo le isole Samoa; qui, il 1° dicembre del 1787, viene ucciso dagli indigeni del luogo Fleuriot de Langle, scienziato di valore, secondo del comandante ma, soprattutto, grande amico di La Pérouse.

Traumatizzati, comandante ed equipaggio riprendono il viaggio raggiungendo le isole Tonga; per fortuna gli abitanti di queste isole dimostrano amicizia e donano un po’ di riposo e tranquillità all’intero equipaggio.

Purtroppo si registrano i primi decessi (scorbuto, infezioni) che aggravano le condizioni di padre Receveur, cappellano; non potendo sbarcare alle isole Norfolk, le navi fanno rotta verso Botany Bay, sulla costa orientale dell’Australia, raggiunta il 26 gennaio del 1788.

Prima che la Boussole e l’Astrolabe ripartano, viene data sepoltura a padre Receveur. Verso la metà del mese di marzo le navi lasciano l’Australia e il comandante, per mezzo degli inglesi, fa sapere all’Ambasciata francese di Londra che completerà il viaggio esplorando altre isole del Pacifico; tornerà in Francia passando da Réunion, isola che prevede di raggiungere verso i primi giorni di dicembre.

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Una vecchia immagine dell’isola di Vanikoro, nel gruppo di Santa Cruz, Oceano Pacifico ©Shutterstock

Da quel momento, le navi entrano nel mistero. Passano gli anni e finalmente nel 1826 Peter Dillon, un irlandese che comanda una nave mercantile britannica, nella sua rotta verso l’India fa una deviazione per visitare l’arcipelago di Santa Cruz; qui gli vengono mostrati un’elsa di spada e un cucchiaio d’argento con delle cifre e uno stemma, provenienti dai relitti di un naufragio avvenuto anni prima nell’isola di Vanikoro, del gruppo delle Salomone.

Meta definitiva e tomba per Jean-François de La Pérouse e i suoi compagni, artefici dell’incredibile avventura umana attraverso i mari del mondo.

Libertas Dicendi n°337 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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