Carnevali e Maschere italiane

pierrot

Il Carnevale, o meglio, i Carnevali del mondo, sono trascorsi da pochissimo tempo e sono stati celebrati nei modi più diversi a seconda delle tradizioni di ciascun paese, in Italia e un po’ dappertutto negli altri continenti. I latini dicevano che semel in anno licet insanire. Non c’è mai stato bisogno di ‘dar fuori di testa’ nel senso stretto della definizione, si capisce; ma è abbastanza vero che una dose di sana follia – forse derivata dall’altro detto ‘carnevale, ogni scherzo vale’ – proprio non guasta. E tutti si danno da fare, ad ogni latitudine. Il più celebrato e il più famoso dei carnevali è quello di Rio de Janeiro, nel ‘caldissimo’ (in ogni senso) clima brasiliano, dato che febbraio cade in piena estate. A Rio sono cinque giorni intensi di danze e cortei sfrenati; le statistiche parlano di 2 milioni di persone al giorno che partecipano a questa gigantesca movida, resa frenetica dalla presenza di 200 scuole di samba e 300 bande di strada. Sfilate variopinte, costumi fantasiosi, ancheggiamenti a gogò per un delirio collettivo che affolla il famosissimo Sambadromo. Per numero di partecipanti, un centinaio di gruppi in competizione per l’incoronazione della Regina del Carnevale c’è poi quello di Santa Cruz de Tenerife, nelle Canarie, a detta di molti secondo solo a quello di Rio. Non è da meno la festa che si celebra a New Orleans, in Louisiana. Qui il Mardi Gras, al di là delle solite folle oceaniche, vede anche la gara delle perle (lecito pensare siano di ‘coltivazione’) che vengono gettate dai carri sulla folla e viene premiato chi ne raccoglie in maggior numero.

Per completare il quadro extra europeo, ecco la festa di Port of Spain, capitale di Trinidad e Tobago, regno della musica caraibica e quello di Goa Intruz, a Panaji, in India; quattro giorni di gioioso mix tra carri, fiori, colori e costumi indiani. Se a Rio fa caldo, ben diversa è l’atmosfera del Carnevale invernale di Quebec in Canada; dura ben diciassette giorni e vede corse di cani da slitta, gare di canoa, di pattinaggio, di sculture di neve e tuffi nella neve a parecchi gradi sottozero! In Europa, tra i Carnevali più noti e frequentati, troviamo quello di Notting Hill (Londra) regno dei più diversi generi musicali e del cibo dei Caraibi (pollo, polpette al curry e piccole banane fritte). Colonia in Germania e Nizza in Francia hanno rispettivamente carri con maschere di cartapesta – come da noi a Viareggio – e carri con la battaglia dei fiori. Celebre anche all’estero è il Carnevale di Venezia con i cortei mascherati e i costumi d’epoca. Una certa notorietà vantano infine le manifestazioni che si tengono a Cento (Ferrara) e Putignano (Bari).

Eccoci alle Maschere, segnatamente quelle italiane. Personaggi del Carnevale ma più ancora interpreti fantasiosi della Commedia dell’Arte. Il Settecento e l’Ottocento ha coinciso col periodo d’oro per queste rappresentazioni teatrali che riassumevano, con i loro noti personaggi, le caratteristiche e gli atteggiamenti comportamentali delle popolazioni disseminate lungo la penisola. Maschere allegre o balorde, ingenue o furbe, timide o scanzonate, hanno divertito intere generazioni di spettatori di ogni età e condizione sociale. Questa era l’epoca della Commedia dell’Arte o Commedia all’Italiana, che ha segnato uno dei momenti più alti della storia del teatro italiano. Pur rimanendo nella cultura del teatro italiano (si pensi all’Arlecchino conservato ‘vivo’ dal teatro di Strehler) le altre si sono un po’ perse. Erano maschere antiche derivate dalla più pura tradizione popolare comune alle differenti regioni d’Italia, ciascuna con i propri ‘caratteri’, figlie delle realtà sociali del tempo. Eccone alcune.

Colombina, servetta delle commedie di Goldoni è forse la più celebre maschera femminile. Tra le molte maschere maschili, la palma della notorietà va senza dubbio al già citato Arlecchino, maschera del Seicento, celebre nell’intera Europa. Quindi troviamo Pantalone l’avaro, Pulcinella, napoletano coraggioso e poltrone, il Dottor Balanzone bolognese, pedante professore capace di scrivere ponderosi trattai che nessuno leggerà mai. Tra le maschere regionali, oltre a Pulcinella, abbiamo Meneghino milanese, Meo Patacca trasteverino spavaldo e insolente, Gianduia piemontese ridanciano e galantuomo, Peppe Nappa, servitore siciliano pigro e sbadato. Possiamo concludere con un’altra maschera, a torto ritenuta francese; quel Pierrot di bianco vestito, nato in Italia nel Cinquecento ma subito popolare oltralpe, tanto da divenirne un secolo dopo la maschera nazionale francese per eccellenza.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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