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La Grande Motte: paradiso bianco, verde, blu

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La Grande Motte: paradiso bianco, verde, blu


Nata da una duna di sabbia battuta dal vento e dal mare, La Grande Motte è un’oasi moderna, una parentesi di cemento e alberi alle appendici della Camargue.

Montagne di candido cemento circondate da un’inarrestabile vegetazione affacciata su un mare punteggiato di vele e baciato dal sole. Disegno creativo sospeso sull’orlo della Camargue più selvaggia, curioso come una pallina di carta su un prato, perfetto nella sua originalità contrastante.

È una città giardino nata dal nulla, su una terra strappata al vento e alle zanzare e trasformata in parco di villeggiatura completo di ogni comfort. Senza storia e senza passato, La Grande Motte è prima di tutto un luogo ideale, il sogno di Jean Balladur, architetto visionario che ha voluto costruire un paradiso dove trascorrere in pace le ferie, a pochi km da Montpellier.


Sulle orme di quello che il collega Oscar Niemeyer aveva fatto qualche anno prima a Brasilia, La Grande Motte prese forma in pochi anni con un ambizioso progetto urbanistico, fu inaugurata nel 1974 e nel 2010 venne riconosciuta patrimonio mondiale del XX secolo: tutto è stato calcolato nei minimi dettagli, dalle strade alle piante, dai lampioni alla distanza tra le case e il mare.

L’impressione che si ha all’ombra di questi giganti bianchi, è di essere in un mondo immaginario, un futuro fatto di robot e funzionalità, forme avveniristiche e colori basici. Ancora di più se si sceglie di girare in seegway, bolide elettrico a due ruote che si può noleggiare per simpatiche visite guidate.


I tre quartieri della città si allungano su una distesa di verde circondata dal mare. Al centro sta la zona più densamente costruita, il “quartier du Levant”, detto anche maschile perché sviluppato in verticale. Edifici a forma trapezioidale, che ricordano le piramidi maya del Messico, si stagliano imponenti sui moli del porto turistico, come crociere giganti pronte a salpare verso nuovi orizzonti. Tutte candidamente uguali, da lontano, ma piene di piccole differenze se osservate con un po’ di attenzione. Finestre dalle sagome più svariate, tende colorate di rosso, giallo o verde, vetrate, terrazze, motivi arrotondati o a punta, porticati, archi. Alcune hanno addirittura simboli espliciti, come l’omaggio al naso del generale Charles De Gaulle, che venne a visitare la ville quando era ancora un cantiere.

Curiosi ornamenti da osservare mentre si passeggia a naso all’insù per le vie più frequentate, dove c’è un’ampia scelta di negozi, bar di ogni genere e ristoranti nouvelle cuisine. Per gli amanti del pesce, da provare un gustoso piatto di ostriche spruzzate di limone, seguito dalle classiche moules bollite con olio e prezzemolo e dalla Rouille, insalata di polpo, patate e crema di aglio. I moli illuminati dopo il tramonto sono il panorama ideale per sorseggiare un bicchiere di Gris de Gris, vino rosé dal sapore delicato che si coltiva nella sabbia della Camargue.

Ma la vista più bella, la regala il mare: dalla leggera vitalità di una barca a vela appena fuori del porto, la costa appare una vasta catena di montagne innevate.


La costruzione più affascinante è la Grande Pyramide, quindici piani disposti su una pianta a “y” incurvata, ripida da un lato e morbidamente allungata dall’altro. Vista da fuori, somiglia molto alla sagoma del ghiacciaio di Tignes che, casualmente, si chiama La Grande Motte.

Una striscia di sabbia bianca puntellata di ombrelloni multicolor e una promenade a ridosso delle dune collegano la parte maschile a quella femminile, il “quartier du Couchant”, fatto di forme più arrotondate e sviluppate in orizzontale, meno invadenti e aperte all’instancabile vento.

Ai piedi di questi colossi, piste ciclabili e lunghe passeggiate pedonali sono perfette per vivere la città in movimento, senza mai incontrare un’auto. Tutte le strade, infatti, sono state costruite in modo da non intralciare gli spostamenti dei pedoni, che possono attraversarle grazie a ponti e pedane sopraelevate che si tuffano nella natura.


A dare armonia in tutto questo cemento ci pensano i rigogliosi parchi e giardini che rendono La Grande Motte un’oasi di verde e di frescura, utopia di ombra laddove crescevano solo sterpaglie. Ovunque sono alberi, un tetto di pini marittimi così vicini da toccarsi e poi pitosfori, ulivi, tamerici, platani, pioppi. Al centro di una folta pineta, la Promenade des Vents è dedicata ai venti che dominavano su tutta la zona prima della costruzione della città. Ora le correnti d’aria devono fare i conti con una distesa di vegetazione da cui sbucano grandi vele di cemento color neve.

La duna originaria da cui prende il nome La Grande Motte si trova a est del porto, vicino all’Étang du Ponant, l’immenso stagno di acqua salata che si allunga verso l’interno, dove abita una ricca fauna di fenicotteri, aironi, garzette e altre centinaia di specie di uccelli tipici della Camargue.

Una distesa di case, un grande villaggio vacanze, svariati campeggi, un teatro all’aperto, un golf club internazionale e 33 campi da tennis completano il quadro di una città a misura di vacanza.

Le spiagge sono divise tra zone pubbliche e private, con deliziosi bar e ristoranti sulla sabbia, dove dimenticare scarpe e pensieri, per lasciare spazio a costumi da bagno e dissetanti bevande fruttate all’ombra di una tenda da sole.


Chi ama gli sport nautici, poi, intorno al porto potrà noleggiare tutte le attrezzature necessarie per fare vela, windsurf, kyte surf e sfrecciare sull’acqua limpida trainato da un vento forte e deciso, garanzia di divertimento in ogni periodo dell’anno.

Muovendosi tra le onde verso levante, si raggiunge velocemente Port Camargue, il più grande porto turistico per numero di presenze in Europa. Si riconoscono i disegni astratti di Balladur anche qui, candide forme in una città galleggiante affacciata sui moli, centro nautico dove cimentarsi in corsi di vela per marinai di ogni età e livello.

Una volta preso il largo a bordo di un catamarano guidato da un esperto skipper, le piramidi bianche diventeranno guglie invernali su una rigogliosa foresta in primavera, sassolini su un prato, mucchi di sale che sfidano il vento.

Testo di Giorgia Boitano

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