Austria. Swarovski e i suoi mondi di cristallo



Hall – Wattens

Sembra una cifra magica per questi luoghi: dai 10 milioni di visitatori a Wattens ai 10 milioni di tonnellate di sale estratte nella valle di Hall, 10 milioni per la ricchezza di ieri e per quella di oggi. Lo stemma di Hall, che significa sale, non poteva che essere un fustino per il suo trasporto, impreziosito successivamente da due leoni dorati e incoronati. Mentre quello di Wattens, contrappone al globo imperiale (la prima filigrana documentata della cartiera locale) un cristallo molato. Hall in Tirol si trova a 10 km da Innsbruck, davanti all’impressionante massiccio del Bettelwurf. Il centro storico della più grande città medievale del Tirolo orientale, più grande di quello di Innsbruck, è ben conservato e molti edifici sono sotto la tutela dei beni culturali, come il bellissimo palazzo nella Schulegasse e il romantico municipio nella cui splendida Ratsstube (Sala del Consiglio) del 1451 si tengono non solo formali riunioni ma anche matrimoni. In questa piazza si organizza ogni sabato il mercato dei contadini, dove si possono acquistare ecologiche delizie a chilometro zero. Nel 1477 l’arciduca Sigismondo d’Austria, il “ricco di monete”, fece spostare qui la zecca da Merano, per la vicinanza alla miniera d’argento di Schwaz. Nove anni più tardi coniava il primo tallero detto “Haller Guldiner” che liberò il lungimirante arciduca dalla dipendenza dell’oro che doveva essere importato.


Le monete, usate e apprezzate anche fuori dai confini del paese, portarono un notevole sviluppo economico mentre i principi locali usufruivano di una comoda “pubblicità” imprimendo nomi e volti sui soldi. Per ragioni di sicurezza successivamente la Zecca venne spostata nella torre più alta della Fortezza Hasegg, che oggi oltre all’interessante museo, offre un bel panorama sulla cittadina. Ma forse la magia vera la si trova lungo i percorsi della zona montana di Hall-Wattens. Dedicati non solo agli scalatori esperti, ma anche a chi vuole ritemprarsi tra l’odore e i colori della natura , prima di indulgere allle specialità culinarie tirolesi tipiche in malghe e rifugi sono sentieri come il “Cammino delle Aquile” (Adlerweg) che si snoda lungo vie attrezzate che risalgono al 14° secolo, o i 17 chilometri del celebre” Cammino di Santiago di Compostela” . Altrettanto famoso è il “Sentiero dei Cembri” dove le oltre 400 specie di piante alpine di alta quota invitano a una lezione di botanica. Il nuovo trekking “La Via Alpina” parte da Trieste per arrivare al Principato di Monaco, un anello escursionistico storico dove appagare anche la passione per l’arte.


Luctschikandia: il mondo che vorremmo

Sono certo pochi di voi avranno sentito parlare di Luctschikandia, ma che non di meno esiste. Come esistono quei luoghi magici che ci accompagnano nei sogni fin da bambini e dove poi, improvvisamente, un giorno nella vita ci accorgiamo di trovarci. Lutschikandia é un paese rarefatto, una boccia di luce scintillante come un acquario di acqua limpida, in cui i fortunati abitanti si spostano senza peso. Nuotano? camminano? Non so. Ma le loro sono movenze armoniche di un balletto che strega. Non potrebbe essere altrimenti, dato che la loro immagine, riflessa da migliaia di specchi e cristalli, li accompagna come quella che noi chiamiamo ombra, ma che qui non esiste. Luci senza ombre? Possibile in un mondo costruito di vetro. Di vetro sono le case, i tetti che ogni giorno proiettano cieli e notti dense di stelle e le strade, che le auto percorrono sospese, senza sollevare un granello di polvere e senza un fruscio. Perché quelle strade non ci sono davvero, ma solo frutto della nostra irrinunciabile logica e delle sue associazioni. Di vetro sono le persone, schegge di cristallo dalle emozioni trasparenti, cuori che battono in una teca, reliquie viventi che corrono fuori da ogni chiesa. Qui, nel ventre delle montagne azzurre che circondano la città, angeli protettori dagli sguardi invidiosi del resto dell’umanità, fu scoperto il vetro.


In un modo curioso: dice la leggenda che la gelosa roccia silicea, che ne custodiva il segreto, fondesse per le effusioni di due focosi amanti, esponendolo e regalandolo per sempre a chi ne avrebbe fatto buon uso. Nulla fu più come prima: i Lutshiki si innamorarono a tal punto del materiale da non volerne utilizzare altro. E si accorsero che li rappresentava alla perfezione, duro e puro, gelido e invitante, misterioso e trasparente. Tanto che si identificarono sempre di più in esso, finché non ne divennero parte. Non è facile arrivare fino a qui e non è per tutti. È uno strano viaggio, dove raggiungere la meta è più facile che dormirvi, se ti accompagnano gli incubi di non potere davvero mostrare tutto di te, come fanno i Lutschiki, senza pudore alcuno. Anche Lutschikandia, ha le sue attrattive turistiche e un divertente modo di vederle: tutte insieme. Essendo ,come detto, ogni edificio di cristallo purissimo, attraverso la facciata di uno si ammira anche quello che sta dietro e quello dietro ancora, in una prospettiva trasparente senza fine. Non che così dopo un po’ non ci si stanchi. Ma sedersi a un bar riserva un’altra sorpresa: le bibite colorate assumono la forma del bicchiere, ma galleggiano quiete a tre dita dal tavolo. Lutschikandia ha anche un mare, il più trasparente che occhio umano abbia mai ammirato, così chiaro da contare i granelli del fondo e giocare a indovinare i pesci, ovviamente solo lische. Molti vorrebbero visitare questo Paese, che sulla carta geografica non esiste. O meglio: esiste in più luoghi. Dipende dai nostri occhi e dall’atlante delle emozioni, che viaggio dopo viaggio impariamo a tracciare e sovrapporre alle nostre mete. Perché dove ci si reca non è solo un luogo fisico, ma prima di tutto un luogo mentale.

Testo di Daniela Bozzani e Federico Klausner | Foto di Federico Klausner

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