Viaggi & Affari ‘milanesi’ nel Cinquecento

scarborough

L’incessante girovagare delle persone nello scorrere dei secoli e la testimonianza delle diverse esperienze vissute, sono arrivate sino a noi in molti modi: documenti cartacei, libri, registri commerciali e così via. Uno di questi documenti – conservato presso la Biblioteca Britannica – parla dell’itinerario in Europa di un anonimo Mercante milanese, attivo nel 1500. Luigi Monga, un professore che insegna letteratura italiana e francese in un’Università degli States, si è adoperato per mettere ordine ai vari ‘fogli’ conservati in Gran Bretagna, pubblicando in seguito un libro che raccoglie e commenta le molteplici esperienze dell’estensore di tali note di viaggio. L’anonymus mediolanensis doveva essere un mercante, forse un banchiere, con tutta probabilità legato al Banco dei Borromei, nobile famiglia ambrosiana che disponeva di una filiale in Londra già dal 1435 e di altri uffici a Bruges nelle Fiandre e a Barcellona. Con il suo ‘diario di viaggio’ ci conduce nel bel mezzo di un’avventura per certi versi unica, perché filtrata da occhi curiosi (quelli del viaggiatore) e insieme attenti (quelli dell’affarista). Il tutto, mediato da una ‘milanesità’ che finisce per esaltare – nell’interessante gioco delle contrapposizioni – ogni più minuta scoperta geografica e umana. Il Cinquecento è secolo di grandi movimenti in Europa: oltre ai pellegrini che visitano i luoghi deputati della fede (Roma, la Terrasanta e i numerosi santuari della cristianità: Mont-Saint-Michel, Montserrat, Compostella, San Michele del Gargano, ecc.) vi sono mercanti, soldati, artisti, principi, diplomatici, ecclesiastici, universitari vagantes, oltre che guitti e avventurieri. Molti mettono per iscritto, in un mosaico di lingue diverse, le loro esperienza e avventure di viaggio.

Un aspetto interessante, nelle descrizioni dell’anonimo milanese, è dato dai frequenti termini di paragone con la realtà della sua città, sempre presente in ogni circostanza. Ricorda infatti come il perimetro delle mura di Gand sia, per lunghezza, pari al circuito del Redefossi (un canale del sud Milano) così come la ‘…piaza de gran mercato di Raso (Arras) e grande due volte come la corte de Milano’. Allo stesso modo, nei suoi paragoni, riconduce a un gran numero di chiese e di edifici milanesi per illustrare le caratteristiche architettoniche di quelli che vede e annota nei paesi stranieri visitati. Lo colpisce la cappella del monastero di Triana, presso Siviglia, che è ‘picola come Santo Satiro de Milano et assay polidetta’, mentre trova che la chiesa di Saint-Denis di Parigi ‘è grande come Santo Francesco de Milano’. L’imprinting ambrosiano riaffiora prepotente anche quando il mercante parla dei personaggi italiani o lombardi incontrati – o dei quali è venuto a conoscenza – nel corso dei suoi viaggi, in particolare in Spagna. Alcuni mercanti incontrati a Medina del Campo, un certo Giovanni Ambrogio Cernuschio da Monza visto a Toledo e due canturini – Raffaele Ondegardo e Ottaviano Carcano – coi quali viene in contatto a Cordoba. Conosce diversi religiosi, professori d’università (Giason del Majno, famoso giurista) e un discepolo di quest’ultimo, tale Francesco da Riva, pavese, la cui bona fama ha convogliato molti studenti nel suo studio di Avignone. Si concede anche svolazzi poetici quando ricorda di aver visitato, sempre in Avignone ‘la casa ove stava madona Laura et quella del Petrarcha, quale li he a dirimpecto. He quella de madona Laura assay sumptuosa’.

Mercante, affarista, sempre attento ai fenomeni ‘economici’, da bravo ambrosiano fa i conti in tasca un po’ a tutti. In Inghilterra scopre che il re vanta una rendita di 600mila scudi per dazi ordinari e di 400mila per dazi straordinari. Per rimanere in ‘zona’, ecco il Cardinal Wolsey che si accontenta di soli 40mila scudi, cifra che compete anche al vescovo di Vincestre (Whinchester) Richard Fox, somma questa pari a ‘lire 8.000 de sterlinghi’. Scopre in Anversa che i dazi per vino e birra ammontano a 200mila scudi e precisa: ‘non he maravilia, perché se ne beve assayssimo et di l’uno et di l’altro’. In Francia, l’arciduca di Borgogna non se la passa poi tanto male coi suoi 300mila scudi di rendita; messo bene è anche il re di Spagna, che ‘ha de intratta de li regni di Spagna circa ad 300 concti, che sono circa ad ducatti d’oro 800mila’. Sempre in Spagna non gli è difficile capire che il re ricava un notevole utile netto dall’oro americano, motivo per il quale conclude che ‘Columbbo fu remuneratto bene, di sorte che suo fiolo ha de intratta circa a ducatti 6.000’. Varrà la pena, in futuro, tornare a scoprire altre ‘meraviglie’ dai viaggi dell’anonimo mercante milanese.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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