La ‘Bambola’. Un gioco da Museo?

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Manca una statistica ufficiale sull’uso della bambola come giocattolo dei nostri giorni ormai ‘spaziali’. Per rendersene conto, è sufficiente ‘surfare’ in internet e dare un’occhiata ai contenuti dei vari social. Le ultime generazioni femminili – è in prevalenza di loro che stiamo parlando – si interessano di tutto e si divertono in maniera molto differente rispetto a quanto facevano le mamme, le nonne e persino le bisnonne, sempre più numerose perché vivono più di un tempo. Qualche decennio addietro i maschietti avevano i trenini, il meccano, il piccolo chimico, trent’anni fa anche il lego; le bambine si divertivano col cavallo a dondolo, le camerette, le varie Barbie con i loro  vestiti per ogni occasione sociale, la cucina con le formine e i pasticcini cotti in casa con la supervisione di mammà. Oggi le teenager, anzi, già dai twelve e prima ancora, vanno ai concerti dei molti giovanissimi idoli che nascono come funghi e prima ancora di innamorarsi precocemente e ‘vivere’ esperienze che i più vecchi della famiglia affrontavano con numerosi patemi d’animo e non poche indecisioni, sanno che in un tempo per loro preistorico l’oggetto bambola soddisfaceva i giochi infantili dando il brivido e le emozioni di precoci maternità, di ‘mestieri’ affrontati per gioco ma utili per plasmare una vita che avrebbe portato, inevitabilmente, al matrimonio. È facile immaginarsi le sghignazzate delle ragazze di oggi, terribilmente impegnate a vivere una vita diversa: attiva, frenetica, disincantata. La doll inglese, la poupée francese, la Puppe tedesca  e la spagnola muñeca sono ‘cose’ da museo. E qui le troviamo, nella loro solitudine e nella loro bellezza rievocativa.

 La prima fabbrica italiana di bambole ha avuto origine a Canneto sull’Oglio intorno al 1880, grazie all’intuito imprenditoriale di un nobile mantovano, Luigi Furga Gornini. Le prime bambole avevano il corpo di cartapesta e la testa di cera Le teste più piccole erano piene, quelle medie e grandi erano cave, ricavate dalla colata della cera negli stampi. Negli ultimi anni dell’Ottocento vengono introdotte le teste di porcellana biscuit, cioè di porcellana vetrata, che venivano però dalla Germania. La produzione di teste e bambole in biscuit continua, da parte della Furga, sino alla metà degli anni Trenta, affiancata da altre meno costose (come il pastello e la cartapesta) ma non raggiunge mai i livelli qualitativi delle coeve francesi e tedesche. La Luigi Furga & C., che tanta parte ha avuto nella storia del giocattolo italiano, è stata chiusa nel 1992. Nel 1993 si assiste ad una vera e propria scoperta ‘archeologica’: nella soffitta di Palazzo Furga vengono ritrovate centinaia di bambole in cartapesta, colaggio e biscuit, cavalli giocattolo, modelli di teste in gesso, prototipi, fotografie e documenti. Raccolto e restaurato, questo prezioso materiale arricchisce ora il Museo Civico di Canneto sull’Oglio, nel mantovano.

Molto noto, visitato e decisamente importante è poi il Museo della Bambola della Rocca di Angera, sul lago Maggiore, fondato nel 1988 per volere della Principessa Bona Borromeo Arese. Qui vengono conservate ed esposte oltre mille bambole, realizzate a partire dal XVIII secolo fino ad oggi. Le bambole sono poste all’interno di vere e proprie case di bambola arredate e di negozi in miniatura; i materiali con cui sono state realizzate sono dei più svariati: legno, cera, cartapesta, porcellana e tessuto. Oltre a una ricchissima esposizione di bambole d’epoca e contemporanee, grazie alla quale il Museo si colloca tra i più importanti d’Europa nel settore, è possibile visitare anche una sezione dedicata ai giocattoli provenienti da culture extraeuropee e una collezione di automi francesi e tedeschi del XIX secolo provenienti dalla collezione Petit Musée du Costume di Tours. Dalle bambole in cartapesta a quelle in porcellana, dalle bambole di stoffa a quelle in legno o in vetro, sfilano davanti agli occhi dei visitatori di ogni età questi preziosi cimeli che hanno allietato diverse generazioni di giovani ragazze europee. Altri musei delle bambole sono rintracciabili a Ravenna, Bologna e Frascineto, in Calabria. Quest’ultimo è davvero interessante per la raccolta di costumi femminili (anche per le bambole) riferibili alla cultura e alla tradizione arbëreshë, vale a dire delle colonie albanesi del sud d’Italia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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