Francesco a Milano

Papa Francesco in partenza dall'Aeroporto FVG - Ronchi dei Legionari 13/09/2014
Papa Francesco in partenza dall’Aeroporto FVG – Ronchi dei Legionari 13/09/2014

Un uomo di Dio davvero imprevedibile, Francesco. Il Papa venuto dalla ‘fine del mondo’, come lui stesso ha più volte ricordato, sabato 25 marzo ha catalizzato, impregnato della sua presenza la città italiana che tutto assomma: modernità, respiro europeo, competitività internazionale, centro di formazione politica, fucina di elaborazione culturale, crogiuolo di razze e di popoli. Naturalmente Milano non è solo questo. Le luci positive che riesce ad emanare, vengono non di rado offuscate dalle negatività che inevitabilmente le accompagnano: chi non ce la fa, chi vive nelle sacche d’ombra della metropoli, chi si vede costretto per i più svariati motivi ad arrancare e soffrire per un’esistenza per la quale la parola ‘futuro’ incute timore se non addirittura rabbia e disperazione, avrebbe potuto vedere con occhi diversi la venuta del Santo Padre. Ma non è stato così e forse è proprio questo il risvolto positivo, il messaggio di fondo che l’uomo di Buenos Aires ha voluto trasmettere. Francesco è venuto a Milano per tutti, ma è venuto essenzialmente per loro: per gli sfortunati della vita, per i più deboli e dimenticati degli uomini, per chi ha sbagliato e paga per i propri errori, per chi soffre per dolori fisici e morali, per chi non ha più speranza nel domani. E Milano l’ha capito e ha gioito per la sua venuta. Per un giorno, la città ha veleggiato in una benefica nuvola di gioia pura e di gratitudine profonda. D’altronde, è questo il messaggio universale che il Papa vuole dare al suo pontificato: agli uomini di fede e a chi fede non ha ma ha l’obbligo morale di vivere come se l’avesse. Da quattro anni il Pontefice semina nel mondo la sua parola d’amore e di giustizia. È impossibile rimanere indifferenti e chi ci riesce impoverisce la propria vita gettando alle ortiche un richiamo che merita di essere ascoltato, elaborato.

Ogni volta che il Papa si ‘muove’, si materializza una partecipazione che ha dell’incredibile. Sia che lo faccia in paesi lontani – nei quali il cattolicesimo è pressoché assente – sia che decida (perché è lui che ‘decide’ cosa fare e come farlo) di visitare città e territori che vivono in piena sintonia con la dottrina di Cristo. Queste città e territori oggi ospitano e integrano anche persone che professano fedi diverse; il Papa accoglie anche loro. Francesco, nel corso del suo pontificato, ha trovato il modo di arricchire i suoi messaggi con un repertorio di frasi, paragoni, citazioni che ne hanno fatto un perfetto veicolo di immediata comprensione; sono messaggi che tutti capiscono, specie gli ‘umili’, coloro che pensano che il privilegio di comprendere sia riserbato ad altri. Sono queste le persone che il Vescovo di Roma ama più di altre e a loro riserba sempre grande attenzione e tenace incoraggiamento. Avere ben chiaro che gli obiettivi si raggiungono con gli strumenti appropriati (fede, preghiera, azione): ‘un fornaio non usa cento grammi di farina e un chilo di lievito’, quindi, niente passi falsi; anche perché ‘un cibo troppo salato non è buono’; è necessario impiegare le giuste dosi. Dubbi su ciò che va fatto? Ancora una volta Francesco dà la giusta ricetta: ‘bisogna prendere le sfide per le corna, come i buoi’. Buoi della ‘Pampa’, s’intende!

Centinaia di migliaia di persone nel Parco di Monza per la messa; grande entusiasmo e cori e canti e sventolio di fazzoletti al suo passaggio in papamobile. Ottantamila ragazzi a San Siro, con educatori e genitori, a rispondere all’unisono ‘siii’ all’invito del Papa a impegnarsi per eliminare l’odioso ‘bullismo’. La parola buona e comprensiva per i ‘fratelli’ carcerati, incoraggiati col sorriso a ricostruire il loro futuro, perché c’è sempre ‘la possibilità dell’impossibile’. Nelle case popolari l’incontro con chi professa un’altra fede (dobbiamo imparare la cultura della diversità) e in Duomo, l’invito alla grande ‘squadra’ dei religiosi giunti dall’intera Lombardia, ad affrontare il loro compito con la gioia e col sorriso, perché ‘un evangelizzatore triste non è convinto di evangelizzare’. Oggi Milano non è più la ‘Milano da bere’ di un tempo ormai lontano, ma è pur sempre una città che persegue con tenacia forme di vita e di consumo che talvolta superano le esigenze di un ragionevole benessere. L’esteriorità dei comportamenti – anche nei confronti della religione e della fede – può così divenire uno stile di vita che si adatta con facilità a quello di chi naviga nell’abbondanza. Ecco allora il monito di Francesco: ‘per chi insegue la moltitudine, una fede annacquata non serve’. Torna alla fine ad essere ‘terreno’, il Papa, quando chiede alle folle che lo acclamano, con tono sommesso: ‘per favore, non dimenticatevi di pregare per me’. Non ne ha assolutamente bisogno, ma come non accontentarlo?

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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