I viaggi Covid e quello di Ulisse

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Come il Covid allenta la presa – in termini di contagi e di vittime – così gli uomini e le donne di quasi tutte le nazioni coinvolte pensano di poter tornare alla vita di prima senza più freni inibitori, malgrado i molti richiami alla prudenza, all’attenzione che bisogna avere per evitare cadute iniziali o ricadute, per sé e per chi incontriamo. Tornano d’attualità i viaggi che riprendono a pieno ritmo verso quasi tutte le destinazioni e con tutti i mezzi a disposizione; c’è da augurarsi che non prevalga la categoria dei turisti furbetti e che vengano osservate le cautele sanitarie, le restrizioni imposte.

Se viaggi e vacanze debbono essere, allora lo siano sino in fondo, così come 3200 anni fa lo è stato per uno dei più famosi viaggiatori della terra: Ulisse-Odisseo, eroe greco che nel 1184 a.C. – con 12 navi e 500 compagni d’arme, lascia da vincitore Troia per far ritorno ad Itaca, la sua piccola isola regno, dove l’attendono la consorte Penelope e i suoi cari. Non è dato sapere se a quei tempi i porti fossero chiusi per qualche pandemia o problema sanitario; quello che è certo è che viaggiare doveva essere un’avventura densa di pericoli e di imprevisti, duri da affrontare e risolvere. Lo scoprirà sino in fondo Ulisse, che solo dieci anni dopo (1174 a.C.) riuscirà ad approdare a Itaca.

nave di Ulisse, mosaico del Museo Bardo di Tunisi

Vediamola allora, questa odissea (sostantivo) affrontata dall’eroe greco lungo dieci lunghissimi anni. Ulisse, come grande capo, deve guidare una flotta di 12 navi carica di circa 500 uomini a da Troia punta verso il nord del Mar Egeo; l’obiettivo è di approvvigionarsi di cibo e acqua nella cittadina di Ismaro in Tracia, Terra dei Ciconi. Le cose gli vanno però male, per la resistenza che gli oppongono gli abitanti, al punto che vengono uccisi 72 dei suoi uomini e le navi debbono prendere il largo precipitosamente. La navigazione, resa difficile da numerose tempeste, porta le navi nella Terra dei Lotofagi, forse sulle coste dell’attuale Libia, forse nella tunisina isola di Djerba; i Lotofagi mangiano foglie di loto, che inducono chi le mangia all’oblio; è quello che fanno i marinai, ma Ulisse, dotato di grande carisma, li induce a proseguire il viaggio.

Navigare a quei tempi non doveva essere facile e dal basso Mediterraneo le navi arrivano nella Terra dei Ciclopi; alcuni studiosi l’hanno ubicata nella zona napoletana di Posillipo, altri di fronte alle isole Egadi nella Sicilia occidentale; più probabile che la famosa grotta di Polifemo, che ucciderà 6 marinai di Ulisse, fosse sistemata sul mare, ai piedi dell’Etna. Superato il pericolo Polifemo, le navi approdano nell’isola di Eolo, identificata con Stromboli.

Il re dei venti (Eolo, appunto) dona a Ulisse un otre che racchiude i venti contrari alla navigazione, affinché possa tornare ad Itaca; ma i soliti compagni, convinti che l’otre contenga tesori, l’aprono e i venti liberati provocano una terribile tempesta che dirotta le navi nella Terra dei Lestrigoni, forse in Corsica, forse in Sardegna. Abitata però da individui giganteschi e cannibali che nell’occasione “mangiano” poco ma in compenso distruggono 11 navi, meno quella di Ulisse.

la Grotta di Calipso, Gozo ©VisitGozo.com

Nuova terra raggiunta, l’isola di Eèa nel Circeo dove la maga Circe trasforma i marinai in porci ma poi si pente e ospita i compagni di Ulisse (soprattutto lui) per un anno. Quindi segue il famoso viaggio (lunghissimo) verso le mitiche Colonne d’Ercole situate sul Fiume Oceano (stretto di Gibilterra) e al ritorno l’eroe affronta l’avventura del canto delle Sirene nel Golfo di Napoli e sfugge ai mostri che presidiano Scilla e Cariddi, nello stretto di Messina. Nelle Isole del Sole (la Sicilia) i marinai superstiti, affamati, mangiano le vacche sacre al dio Sole e debbono affrontare l’ira di Zeus che li sballotta a lungo nel Mar Ionio sino a farli naufragare. Si salva solo Ulisse che giunge naufrago nell’isola di Ogigia, identificata con l’isola maltese di Gozo.

Per sette lunghi anni Ulisse rimane preda dell’amore e delle magie di Calipso, al punto che persino Omero scriverà: “certo che lo dovettero ammirar molte donne (OD.:XIX, 235)”. Per volere degli dei, l’avventura (la lunga vacanza!) volge al termine. Con una zattera, Ulisse raggiunge l’isola di Scheria (Corfù). Qui l’accolgono re Alcinoo e la bellissima Nausicaa, sua figlia (a proposito delle molte donne…). Infine, è lo stesso re a favorirne il ritorno a Itaca, dove ritroverà famiglia, amore, regno. Una “vacanza” super, quella di Ulisse. Senza mascherina e distanze sociali.

Libertas Dicendi n° 266 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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