Borghi d’Italia: Gradisca d’Isonzo (Gorizia)

Il borgo di questa settimana è un borgo di confine che risente di secolari influenze italiane, austriache e slave. Il nome in lingua slava (gradisce) sta per luogo fortificato e per estensione paese, forte, castello. Altro probabile etimo è quello che proviene dal termine goto o longobardo warda, wardicula, a indicare un piccolo posto militare d’osservazione, di guardia.

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Gradisca d’Isonzo ©www.turismofvg.it

Un passato di grande personalità

Per lunghi anni Gradisca, bagnata da fiume Isonzo, è stata un villaggio agricolo abitato da famiglie d’origine sia slava che latina, sottomesse al Patriarca di Aquileia; nel 1420 la Repubblica di Venezia conquista il territorio del Patriarcato e dopo un certo periodo dall’insediamento rifonda e trasforma Gradisca, mutandola in una prestigiosa città-fortezza; estremo baluardo cristiano contro la minaccia dei Turchi Ottomani.

Nel 1500, su incarico della Serenissima, Leonardo da Vinci visita il luogo, mettendo a punto nuovi presidi militari a difesa della fortezza; malgrado ciò, pochi anni dopo (1511) i Lanzichenecchi di Massimiliano I conquistano il paese che cade quindi in mani austriache.

Ma i veneziani non mollano: dal 1615 al 1617 Venezia scatena la guerra gradiscana per riprendersi l’insediamento, che tuttavia resiste ad oltranza; per tale motivo viene eletto capoluogo di una contea principesca; peccato venga subito venduto da Ferdinando III al principe Giovanni Antonio di Eggenberg; per “far cassa”, semplicemente!

Il periodo d’oro di Gradisca

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Gradisca d’Isonzo ©www.turismofvg.it

Sotto gli Eggenberg (1647-1717) Gradisca vive anni di sviluppo e di benessere. Vengono edificati nuovi palazzi, rafforzate le istituzioni pubbliche: Francesco Ulderico della Torre amministra con saggezza un piccolo stato che ha proprie leggi, moneta e misure.

Nel 1717 si estingue la linea ereditaria maschile degli Eggenberg e Gradisca, con la sua contea, torna sotto il dominio austriaco e nel 1754, regnante Maria Teresa d’Austria, viene incorporata nella contea goriziana, perdendo del tutto ogni autonomia.

L’anno di un cambiamento significativo sotto l’aspetto urbanistico è il 1855; il maresciallo Radetzky consente di abbattere parte delle mura per acquisire nuovi spazi verdi e nel 1863 viene creata la spianata che con i suoi caffè diviene il centro della vita sociale. Nel 1921, dopo la Grande Guerra, Gradisca d’Isonzo si unisce all’Italia.

Nelle architetture, i segni del tempo

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Gradisca d’Isonzo ©www.turismofvg.it

I quattro periodi storici di Gradisca: Quattrocento veneto, Seicento austriaco, Ottocento asburgico, Novecento italiano. L’atmosfera che si respira qui, a detta di tutti, è quella absburgica: curata ed accogliente. La città, nel suo insieme, è un salotto barocco che accoglie altri apporti architettonici, segno della storia vissuta.

La Fortezza, dal profilo pentagonale irregolare, è naturalmente il monumento per eccellenza con i vari torrioni: della Calcina, della Marcella e quello della Spiritata.

Lungo le mura del Castello si apre uno spazio verso il fiume, con il torrione del Portello. Gli altri due torrioni – di San Giorgio e della Campana –  si scoprono attraversando il centro.

Strade spaziose, palazzi nobiliari

L’edificio religioso più importanti è il Duomo dalla facciata barocca, dedicato a San Salvatore. Il palazzo più antico di Gradisca è la casa dei Provveditori Veneti, costruita nel 1400; di quasi cent’anni dopo è invece il palazzo del Fisco (Coassini). Prossimo al palazzo del Monte di Pietà c’è il ghetto ebraico con l’unica abitazione superstite: casa Morpurgo.

Una curiosità di Gradisca è data dal reticolo di strade attorno la piazza principale: sono strade larghe che si incrociano ad angolo retto; consentivano un tempo ai soldati posti a difesa del borgo, movimenti rapidi.

I palazzi nobiliari in genere sono semplici, con aiuole e corti interne, facciate severe. Tra i più belli troviamo palazzo De Fin-Patuna di prevalente stile rococò; quindi il massiccio palazzo Strassoldo del 1500. L’attuale sede del Municipio è palazzo Torriani, una splendida villa di inizio Settecento, di ispirazione palladiana.

Altri palazzi meritevoli di esser visitati: casa Toscani dal grande portale d’ingresso; palazzo Comelli-Stuckenfeld dall’aspetto compatto, quindi casa de’ Brumatti, casa Spangher e casa Ciotti; le ultime due sono del Settecento, in stile barocco veneziano.

Gradisca d’Isonzo, a due passi dal confine sloveno, è vicina ad altri interessanti centri friulani: Aquileia, la seconda Roma; Palmanova, la città stellata; Grado, l’isola del sole e Cormòns, cuore del Collio. Sempre possibili e gradevoli, nei dintorni di Gradisca, le passeggiate nel verde e lungo il fiume Isonzo.

Libertas Dicendi n°307 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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