Anno 1483: con il Canonico di Magonza verso la Terrasanta e l’Egitto

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Viaggi e Viaggiatori – Avventure nel Tempo

L’avventura di viaggio di Bernhard von Breydenbach ha inizio il 25 aprile dell’anno 1483, festa dell’evangelista Marco. Un piccolo gruppo di persone si dà convegno presso il pontile d’imbarco di Oppenheim, sul fiume Reno.

Ne fanno parte alcuni interpreti, un pittore olandese amico del giovane conte Johann von SolmsLich. Non si tratta di un viaggio, per così dire, improvvisato.

Anzi, è un viaggio pensato e preparato fin nei più minuti dettagli; un viaggio che in un certo senso contravviene le consuetudini del tempo, fatte di approssimazione, spirito d’avventura e spesso di una buona dose di incoscienza.

Il più delle volte questi itinerari finivano per avere esiti catastrofici, sia per le obiettive difficoltà degli spostamenti, sia per i molti pericoli che sempre si incontravano percorrendo terre lontane e non di rado ostili.

A ciò si aggiunga l’aleatorietà delle rotte e dei relativi tempi di percorrenza; la non oculata scelta dei compagni e, soprattutto, dei vettori allora disponibili, in genere mercanti e avventurieri senza scrupoli che inseguivano il guadagno sopra ogni cosa, speculando quando possibile sull’insieme dei servizi offerti ai viaggiatori.

Dalla Germania a Venezia

Ma queste difficoltà non erano nelle previsioni del Canonico di Magonza von Breydenbach. Scopo del suo viaggio, che sarebbe stato minuziosamente documentato dalle sue note e dagli schizzi eseguiti dal pittore olandese al seguito del conte von Solms-Lich (da trasporre in seguito su legni incisi utilizzati per la stampa), era quello di annotare ogni aspetto dell’intera avventura per poi tramandarla ai posteri.

Viaggio iniziato sul fiume Reno a Oppenheim, piccolo borgo a sud di Magonza, sino alla città di Spira. Da qui, via terra, attraverso Bruchsal, Esslingen (oggi sobborgo di Stoccarda), Ulm (famosa per la sua splendida cattedrale) fino a Kempten, la romana Cambodunum.

Lasciata la Baviera, il gruppo raggiunge Innsbruck attraverso il Fernpass (1209 metri d’altitudine) quindi il Brennero (1374 metri) per poi scendere a Vipiteno, Brunico, Cortina lungo il passo di Monte Croce, fino a raggiungere Conegliano, Treviso e Venezia, sulle tracce dell’antica strada di Ponte delle Alpi.

Seicento chilometri in linea d’aria, con apprezzabili dislivelli da superare, a una media giornaliera di circa quarantacinque chilometri. Una volta a Venezia, il Canonico rende onore alla fama universale di Marco Polo e viene ospitato dal commerciante connazionale Ugelheimer che risiedeva nel celebre Fondaco dei Tedeschi, presso il Ponte di Rialto; il commerciante lo assisterà nelle complesse trattative con il proprietario della galera in partenza per la Palestina.

Verso la Terrasanta

Il viaggio da Venezia ha inizio il 1° giugno del 1483. La rotta tracciata tocca Parenzo in Istria, l’isola di Corfù, capo Modon posto all’estremità sud occidentale del Peloponneso, l’isola di Creta, allora possedimento veneziano e quindi Cipro.

von Breydenbach

Il giorno 4 luglio salpano dall’isola del Mediterraneo orientale e il giorno 7 raggiungono Giaffa, porto di sbarco dei pellegrini dopo che l’approdo precedente (Acri) era stato conquistato dagli Arabi nel 1291. Superata una breve quarantena e alcune difficoltà burocratiche con le autorità locali, il giorno 11 luglio sono a Gerusalemme, verso mezzanotte.

Ottenuta la tanto sospirata indulgenza plenaria, da bravi cristiani coronano lo scopo primo del viaggio e subito dopo fanno visita all’ospedale dei pellegrini.

Nei giorni che seguono gli interessi dello studioso e dell’attento viaggiatore assorbono il tempo a disposizione; ciò che il religioso annota e commenta è un vero e proprio manuale della Palestina dell’epoca; uomo di indubbia cultura, riproduce in apposite tavole gli alfabeti di alcune lingue praticate nella zona: l’ebraico, l’arabo, il greco, il caldeo; a questi studi aggiunge un ampio glossario arabo-tedesco.

Prime forme di turismo organizzato

Dalle note di Breydenbach emerge un altro insospettabile aspetto della realtà del tempo (fine XV secolo). Il turismo era infatti già una realtà e veniva organizzato con metodo dai locali; c’erano itinerari guidati e biglietti d’ingresso a pagamento; oltre a visitare i luoghi deputati della cristianità – la chiesa della Natività a Betlemme, il Golgota alle porte di Gerusalemme – i pellegrini non mancavano di recarsi in altri luoghi che erano stati consacrati alla fantasia di ciascuno di essi dai Vangeli: il luogo del Monte Sion dove la Madonna si recava ogni giorno a pregare; la pietra dalla quale Gesù, seduto, predicava ai discepoli diffondendo per mezzo delle parabole il pensiero del Padre.

Attento testimone dei fatti religiosi del tempo, Breydenbach non si limita a descrivere quel grande melting-pot umano che era allora la Palestina, ma giunge a conclusioni di dura condanna verso l’intero Oriente che avrebbe ospitato, a suo dire, un gran numero di eretici dissennati, colpevoli di aver ignominiosamente trascurato la ricca e insostituibile eredità del primo cristianesimo. Non era certo tenero verso le varie genti, il Canonico di Magonza.

Giudicava con particolare durezza specialmente gli ebrei, colpevoli di non aver riconosciuto il loro redentore; a questi aggiungeva gli abissini, i greci, i turchi e i siriani. Definiva arroganti i greci perché “odiano noi cristiani latini più di tutte le altre nazioni”;giudizio che aveva forse un fondamento di verità, dopo il Grande Scisma del 1054 e, a maggior ragione, a seguito della conquista di Bisanzio del 1204. Pollice verso, infine, anche per i cristiani siriani, dato che “tengono sotto chiave le loro mogli con grande cura”.

Verso il Monte Sinai

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Il monastero di Santa Caterina, sul monte Sinai ©shutterstock

Il pellegrinaggio ai luoghi santi aveva richiesto una decina di giorni in tutto, ma von Breydenbach e i suoi amici si fermano in Palestina più a lungo, grazie anche all’assistenza offerta loro dai frati francescani di Gerusalemme, con tutta probabilità ben ripagata dal religioso tedesco.

Dopo un accurato controllo delle note personali sin qui redatte, il Canonico decide che è il momento di proseguire verso il monastero di Santa Caterina, sul monte Sinai, per raggiungere in seguito Cairo e Alessandria.

Il viaggio ha inizio il 24 agosto ed è facile immaginare come il gruppo, quindici persone in tutto, abbia sofferto il caldo di quei giorni, ma l’organizzazione è ancora una volta perfetta, dato che si sono aggiunti cavalieri, pellegrini-esploratori e due francescani “che conoscevano molte lingue”; per il trasporto di cose e persone sono stati noleggiati venticinque cammelli con tanto di guide.

Cinque giorni per raggiungere Gaza, dove il gruppo passa la notte all’aperto in un cortile definito, semplicemente, molto sporco! Il cammino verso il Sinai prosegue nei giorni seguenti attraversando il deserto del Negev con crescenti disagi, perché alcune persone si ammalano, si dorme in tenda e gli sbalzi di temperatura fra giorno e notte sono notevoli. Alla fine, giungono al monastero di Santa Caterina, luogo di riposo per i corpi e per le anime.

Cairo, capitale superlativa

Questo sarà il giudizio del Canonico sulla città: enorme, sovrapopolata, al punto che le persone che non hanno un luogo dove dormire di notte sono superiori all’intera popolazione di Venezia!

Da cronista scrupoloso e attento, von Breydenbach rileva altre curiosità: ad esempio il fatto che alcuni abitanti camminino spediti recando in bilico sul capo “la propria cucina; si tratta di fuoco acceso, pentole bollenti e spiedi, cosa che vedemmo con i nostri propri occhi e che è molto straordinaria”.

Racconta inoltre del grosso rischio corso dal gruppo allorché passa accanto a un mercato dove si vendevano schiavi; i banditori avrebbero voluto farne merce di vendita; per fortuna i mamelucchi che li scortano spiegano che sono pellegrini, non schiavi; alla fine rimane lo spavento per lo scampato pericolo.

Altri motivi di curiosità del Cairo: i bagni di vapore, lussuosamente arredati con marmi preziosi e i coccodrilli del Nilo, chiamati Caimani. In definitiva, la città piace molto al Canonico, per il gran numero di moschee, preziose e con alte torri (i minareti), al punto da fargli sostenere che Roma perderebbe il confronto con la capitale egiziana: le sue chiese non sono così numerose quanto le moschee del Cairo.

Ultima meraviglia, il Palazzo del Sultano: è talmente vasto che potrebbe contenere entro il suo perimetro l’intera città di Ulma o, perlomeno, mezza Norimberga! Quello che emerge dalle note del Canonico è la sua innata capacità a comprendere le diversità di vita e di abitudini dei territori che visita.

Alessandria, città desolata

L’impressione dominante che il grande porto sul Mediterraneo esercita su von Breydenbach si può riassumere in questo aggettivo. La città viene raggiunta seguendo la via più semplice e naturale: seguendo la corrente del Nilo; la nave si incaglia spesso nei bassi fondali del fiume e questo offre ai locali l’occasione per imporre tanti piccoli ricatti con la promessa di accelerare i tempi della ripresa del viaggio.

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Il faro di Alessandria d’Egitto

Il Canonico se ne lamenta, ma tutto passa in secondo piano per la tristezza che la morte del Signore di Solms provoca nel religioso e nel gruppo; il fisico del nobile tedesco non ha retto ad una dieta di solo pane raffermo e torbida acqua del Nilo, per l’impossibilità di acquistare cibi freschi; decesso questo quasi sicuramente dovuto a malaria e dissenteria; rimarrà per fortuna l’unico del viaggio.

Data sepoltura al conte Johann von Solms-Lich nella chiesa di San Michele della città, il Canonico non manca di rilevare gli aspetti a suo dire negativi che Alessandria gli suggerisce: anzitutto il pagamento di una forte tassa per accedervi; poi gli edifici fatiscenti che trova un po’ dappertutto, pur avendo belle fortificazioni esterne.

In definitiva, una città desolata che ad ogni modo possiede una pregevole “corte privata” ed esclusiva, al pari di Genova e Venezia. Il 15 novembre del 1483, il gruppo si imbarca alla volta di Venezia. La traversata richiede in tutto otto settimane che non trascorrono tranquille; scoppia persino un’epidemia la cui colpa viene attribuita alla cattiva acqua di Alessandria.

Dopo una breve sosta nel Peloponneso, l’8 gennaio del 1484 la galera di Bernhard von Breydenbach, scortata da numerose barche e salutata dal suono festoso delle campane, approda nella città di San Marco. Il Canonico di Magonza loda e ringrazia il Signore che non lo ha mai abbandonato durante il lungo e a volte faticoso pellegrinaggio e ha fatto sì che potesse ritornare.

Libertas Dicendi n°331 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com  

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