Vita sfortunata di Vasco de Balboa, scopritore dell’Oceano Pacifico

Viaggi e Viaggiatori – Avventure nel Tempo Libertas dicendi n° 342 del columnist Federico Formignani

Vasco de Balboa

Vasco de Balboa.Tra i molti navigatori di differenti nazioni che dalla fine del XV secolo e per tutto il secolo successivo e anche oltre, hanno esplorato e scoperto continenti, isole e mari, uno è passato alla storia per la sua voglia di emergere, il suo coraggio, ma anche per la grande sfortuna che l’ha perseguitato in vita. Il personaggio in questione è Vasco Núñez de Balboa, nato pare nel 1475 a Jerez de los Caballeros, piccolo centro collinare dell’Estremadura meridionale, prossimo al confine portoghese.

Il padre era un nobile squattrinato e per tale motivo il piccolo Balboa era entrato a servizio nella casa di un nobile cavaliere (con maggiori mezzi economici!) di Moguer, cittadina prossima alla foce del rio Tinto, poco sopra la famosa cittadina di Palos de la Frontera, porto dell’Atlantico dal quale partivano le caravelle delle scoperte e quelle dei traffici commerciali.

Il padrone di Balboa aveva evidentemente a cuore il futuro del piccolo Vasco, poiché lo ha avviato allo studio delle lettere, delle buone maniere e delle armi. Non solo, lo ha altresì incoraggiato nel suo desiderio di avvicinare la gente di mare di Palos che raccontava storie di viaggi e di avventure; questo ha stimolato la fantasia e il desiderio d’emulazione nel giovane Vasco.

Prime avventure di mare e di terra

Nell’anno 1500 i reali di Spagna concedono a Don Rodrigo de Bastidas una licenza di navigazione ed esplorazione per meglio delineare coste e abitanti della parte settentrionale dell’America del Sud, specie quella Caraibica. All’età di 26 anni, Vasco de Balboa è uno dei numerosi giovani che vengono accettati a bordo; non sapeva navigare, ma poteva benissimo fungere da scudiero, uno di quelli che all’occorrenza era in grado di combattere contro tribù di indigeni ostili.

Navigando per circa quattro mesi, Balboa visita la costa venezuelana, quelle colombiane e panamensi di quella porzione di Atlantico che in seguito sarebbe stata chiamata Mar delle Antille o Caraibico. Durante le numerose soste della nave, l’equipaggio scambia con i nativi oggetti vari e coltelli con le preziose perle pescate lungo le coste.

A un certo punto la spedizione si blocca per un problema “tecnico” della nave: il fasciame in legno viene aggredito da un verme o mollusco marino detto teredine. Davanti al rischio di un crollo delle parti in legno, il vascello fa rotta verso l’isola di Hispaniola per le riparazioni, ma poco prima di giungervi naufraga; fra quelli che si salvano a nuoto c’è anche Balboa, che riesce a conservare alcune preziose perle.

A questo punto la storia del navigatore affronta una fase davvero poco eroica: con il piccolo tesoro salvato acquista un po’ di terra ed alleva suini, ma gli affari vanno male, si indebita e viene trattenuto nell’isola a forza dai suoi creditori.

La nuova avventura inizia come clandestino

Il percorso del viaggio avventuroso di Vasco de Balboa

Le cronache del tempo si occupano ancora di Balboa quando ricordano il modo con il quale è riuscito ad abbandonare Hispaniola: come clandestino, nascosto in una botte col suo fedele cane, su una nave diretta verso l’insediamento spagnolo di San Sebastian, nel golfo di Uraba (odierna Colombia).

Buon per lui che, scoperto, viene accettato a bordo dal comandante solo perché era veloce di spada e di coraggio, doti queste unite ad altre abilità: Balboa sapeva trattare con gli indigeni della costa e aveva non comuni doti di comando; era, tutto sommato, benvoluto dai compagni di viaggio.

Purtroppo, entrando nel golfo di Uraba, il naviglio va a sbattere contro gli scogli e naufraga; un destino che si ripete per Balboa; molti riescono a salvarsi, ma le provviste vanno perdute. Dopo qualche tempo a San Sebastian gli indios della zona attaccano la colonia uccidendo con frecce avvelenate quasi tutti; fra i pochi che si salvano c’è anche Francisco Pizarro, il futuro conquistatore del Perù.

Con i superstiti terrorizzati dai continui attacchi, è Balboa a risolvere la situazione di pericolo; guida gli scampati verso un nuovo insediamento al di là del golfo, verso un villaggio che gli spagnoli sottomettono con facilità: Santa Maria la Antigua del Darien diviene così la nuova capitale della regione oggi divisa politicamente fra Panama e Colombia. Il processo di insediamento si conclude quando il comandante della nave naufragata, uomo di legge e di studi più che di comando, viene rimandato in Spagna e Balboa diventa per acclamazione il nuovo Governatore. È l’anno 1511.

La nuova meta: il Grande Mare oltre le colline

Come Governatore dell’insediamento spagnolo, Vasco del Balboa viene a conoscenza dal capo villaggio della tribù dei Ponca dell’esistenza di un percorso che avrebbe condotto verso un grande oceano al di là delle colline e delle foreste del Darien; non mancano promesse da favola: i fiumi diretti nell’oceano contenevano oro in quantità e le spiagge erano disseminate di perle; ciò che avrebbe convinto il re spagnolo Ferdinando ad appoggiare la spedizione di Balboa.

Un primo tentativo viene compiuto nel 1512, nella zona a sud del golfo di Uraba: sette mesi di viaggio lungo il fiume Atrato, attraverso zone acquitrinose e in presenza di un soffocante clima tropicale che provoca la morte di trenta uomini del gruppo di scoperta.  I rapporti che Balboa invia regolarmente al re gli valgono la nomina temporanea a Governatore dell’intero Darien. La precarietà della nomina consiglia Balboa ad accelerare i tempi della sua impresa, per non rimanere vittima degli intrighi di corte a favore di altri candidati.

Finalmente, il Mar del Sur!

Il 6 settembre del 1513 è il giorno in cui Balboa dà inizio al viaggio di scoperta del nuovo oceano. Dal distaccamento di Careta partono con lui 92 colonizzatori-soldati, due sacerdoti, alcuni indios quali guide e centinaia di portatori indigeni; non mancano naturalmente grandi mute di cani a protezione di assalti e pericoli di vario genere.

L’istmo di Panama – oggi lo sappiamo – nel punto attraversato dalla spedizione, è largo una settantina di chilometri, anche se il terreno è oltremodo difficile da percorrere: in gran parte montagnoso, ricoperto da foreste tropicali molto umide; quando possibile, vengono percorsi tratti di cammino sfruttando la corrente dei molti fiumi presenti.

Dopo alcuni giorni di cammino, rimane un ultimo ostacolo da superare: i seicento indios della tribù dei Quarecan che vengono facilmente sgominati. A questo punto Balboa lascia il grosso della spedizione a Quareca e con 66 compagni, guide e portatori, giunge ai piedi di una collina dalla cui cima, a detta degli indios, si vedeva il grande oceano.

Verso le 10 del mattino del 25 settembre del 1513, Vasco Núñez de Balboa, sulla spiaggia oggi panamense del golfo di San Miguel, pronuncia queste parole: “…prendo e assumo reale possesso di questi mari e terre e coste e isole”. Il Mar del Sur sarebbe stato in seguito universalmente conosciuto come Oceano Pacifico.

Una fine immeritata

Quella di Balboa è stata una vita d’avventura ma anche di prove difficili da superare; la fortuna non gli è mai stata poco amica, specie nell’epilogo della sua vita. Il Governatore “provvisorio” l’anno dopo la sua scoperta, viene rimpiazzato da quello nominato da re Ferdinando: Pedrarias de Avila, giunto nel Darien con tremila soldati e pieni poteri.

Come prima cosa mette sotto inchiesta Balboa per condotta amministrativa scorretta, accusa che cadrà dopo diversi mesi di indagini; poi amministra in modo dispotico la colonia, distruggendo in breve la rete di buoni rapporti con gli indios che Balboa aveva sempre curato; infine concede all’esploratore di intraprendere nuovi viaggi e approfitta della sua assenza per accusarlo – informando il re in Spagna – di presunti delitti contro i nativi e di complotto contro la Corona.

Alla fine di un processo farsa, Balboa viene giudicato colpevole e condannato a morte. Viene decapitato nella piazza di Acla il 15 gennaio del 1519. Le cronache ricordano che il patibolo è stato affrontato in modo valoroso e sereno.

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