Il roccioso ‘Jardin Exotique’ di Eze

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Fra i tanti bellissimi paesi che impreziosiscono la riviera ligure di ponente e quella francese della Costa Azzurra, c’è Èze, vera gemma provenzale. I centri abitati della parte francese prossima all’Italia sono distribuiti (autostrada a parte) su tre grandi direttrici di traffico: la Grande Corniche, la Moyenne e la Inférieure. Collocata a metà via tra Nizza e Montecarlo, Èze è presente con i suoi differenti ‘nomi‘ su tutte e tre le strade. Venendo da Nizza, si incontra prima il Belvédère d’Èze; sulla Moyenne troviamo il nucleo principale dell’abitato, mentre su quella inferiore si adagia Èze-Bord-de-Mer, riparata da alte scogliere. Le case in pietra viva, i vicoli stretti e ripidi che si arrampicano per mezzo di scale e di passaggi non di rado coperti da volte, costituiscono un insieme architettonico di grande fascino che ripropone atmosfere medievali. Le case, tutte accuratamente restaurate, ospitano negozi, botteghe artigiane, atelier di artisti. Ogni angolo di Èze è abbellito da fiori, macchie di verde e ogni curva scopre visioni incredibili sul mare e sui monti. Il Jardin Exotique contribuisce in misura notevole al grande successo turistico di Èze. Occupa l’intera parte superiore della collina sulla quale sorge il villaggio ed è circondato dai resti dell’antico castello, costruito nel XIV secolo e smantellato per ordine di Luigi XIV nel 1706. Dalla terrazza della sommità il panorama è splendido; col tempo bello, la vista arriva addirittura in Corsica.

Il giardino è nato nel 1949 per merito dell’ingegnere agronomo Jean Gastaud e raggruppa, attorno al reticolo di sentieri che salgono verso la sommità, circa 400 piante grasse per un centinaio di varietà: agavi, àloe, euforbie, cactus ecc., tra le quali spiccano l’opuntia, dalle spine traslucide che riflettono la luce mediterranea e il rotondeggiante cactus ‘coussin de Belle-mère’ (cuscino della suocera), nome popolare dell’Echinocactus Grusonii; una pianta che raccoglie sorrisi compiaciuti. Notevole è l’Agave Americana che verso i 15 anni d’età raggiunge i 10 metri d’altezza e quando fiorisce, una sola volta prima di morire, presenta numerosi fiori giallo-verdastri, disposti come candele su un grande candelabro.  Da questa pianta e da alcune varietà consimili, in Messico ricavano il pulque, bevanda nazionale. L’Agave Tequilana viene al contrario ‘lavorata’ per ottenere altre due note bevande: il mescal e la tequila. Ma l’utilità di questo vegetale non si ferma qui; possiede indubbie proprietà medicinali per cicatrizzare ferite, per il trattamento delle fratture, per curare infezioni dell’intestino e dello stomaco. Infine, una credenza messicana: le coppie tristi per non avere figli, debbono coprire la propria abitazione con foglie d’agave; in capo a un anno arriverà l’erede.

Interessante è anche il Cereus Peruvianus (cero del Perù). Malgrado il nome, è originario del Brasile e dei litorali dell’Argentina del nord. Alto 15 metri (20 centimetri il diametro) è molto richiesto dagli appassionati, specie nella variante ‘monstruosis’, per via delle grosse verruche irregolari che si staccano dal fusto. Altra pianta presente a Èze è l’Euforbia. Diffusissima (oltre 2000 specie catalogate) si divide in piante annuali, rustiche vivaci, non rustiche succulente – dette anche ‘Cactus del Vecchio Mondo’ – e non rustiche da interni. È presente nelle zone tropicali d’America e nell’Africa del sud. Notevole è poi il rampicante Carpobrotus Edulis della famiglia delle Aizoacee; viene utilizzato per consolidare le dune, come ad esempio avviene nella riserva del Coto de Doñana, alle foci del Guadalquivir. Eccoci ad alcune Cactacee. Il Ferocactus Stanesii o Pilosus, le cui spine vengono utilizzate come amo da pesca dai messicani delle regioni centrali; una volta tolte spine e corteccia, viene cotto nello zucchero e consumato come dessert. Un cactus d’altura è al contrario l’Oreocereus Celsianus; lo si trova fra i 2000 e i 4000 metri d’altitudine, sulle Ande. Malgrado ciò, è molto frequente vederlo anche nei giardini botanici (come questo di Èze) situato poco oltre il livello del mare. Infine, le grandi varietà di Opuntia (Tunicata, Fulgida con la variante Mamillata ecc.). La più famosa, presente in natura dal Canada all’Argentina ai limiti delle zone desertiche e di quelle glaciali, è l’Opuntia Ficus Indica (fico d’India) che, come tutti sanno, ha frutti dolcissimi e ‘spinosi’. Per apprezzarla, è necessario saperla sbucciare convenientemente. Per soddisfare invece la vista e l’olfatto, è sufficiente recarsi ad Èze.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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