Golf Sicilia. Il Verdura resort

KEEP Verdura Par3 Course Health Spa on Right- IL Oct 09

L’isola più grande del Mediterraneo vanta una lunga storia fatta di personaggi illustri, solide tradizioni, eventi importanti e una cultura che tutto il mondo ci invidia. Da sempre confinata all’estremo su di questa bell’Italia che sembra decisa a non valorizzare i tesori di famiglia, ha sofferto per troppo tempo della mancanza di apertura al turismo. Per anni è stata meta gelosamente custodita di veri intenditori e viaggiatori amanti del bello. Finalmente sembra che qualcosa si muova. La promozione turistica, anche se ancora disordinata, si fa vedere anche a livello internazionale e, seppur a fatica, le infrastrutture indispensabili cominciano ad abbozzarsi. Ma tant’è. Nel frattempo, altre località mediterranee di minor fascino ma più marketing attraggono la massa di turisti e i loro soldi. Noi, evidentemente, non ne abbiamo bisogno. O no?

A dar man forte, è proprio il caso di dirlo, al turismo soprattutto d’oltralpe è arrivato anche il golf. Dopo l’ardimentosa impresa dei fratelli Leonardi che nel 1989 aprirono il campo de Il Picciolo, qualche altro percorso si è aggiunto negli anni successivi nella bella Sicilia. In tutto, le strutture dedicate al golf, dalle più grandi alle più piccole, non arrivano a 10. Ancora troppo poche per rendere quest’isola la destinazione perfetta per il golfista. Il percorso più importante della Sicilia, almeno per le sue caratteristiche e il ruolo che sta avendo nel promuovere tutto il territorio è il Verdura Golf Resort and Spa. Nel sud del triangolo siciliano, a poca strada da Sciacca e Agrigento. Questo golf deve il suo nome all’illustre famiglia Verdura, che un tempo possedeva la terra dove si trova oggi. L’ultimo Duca di Verdura, famoso per il design dei suoi gioielli, era cugino dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il suo capolavoro, Il Gattopardo, si trova, per questo, in ogni stanza dell’hotel. Adagiato su un tratto di costa lungo 2 chilometri e con un’estensione di 230 ettari, il resort offre al giocatore due percorsi da 18 buche e uno da 9. Il loro disegno si deve a Kyle Phillips,architetto californiano che ha firmato numerosi campi di alto livello in tutto il mondo. Particolarmente rinomati sono Penha Longa, vicino a Lisbona, Yas Links, ad Abu Dhabi, Al Maaden a Marrakesh, The Grove ad Hertfordshire in Inghilterra e il PGA of Sweden National a Bara, vicino a Malmo, in Svezia.

Se la firma è californiana, i soldi li ha messi un italiano oramai naturalizzato inglese: Rocco Forte, rampollo ormai attempato della celebre famiglia che ha costruito un impero su alberghi di lusso. Ci ha confidato che realizzare un campoin Sicilia è stato per lui un impegno nei confronti della sua terra originaria ma quest’impegno è stato ricambiato da una quantità tale di problemi burocratici, logistici e di carattere tipicamente siciliano, che per un breve momento aveva pensato di abbandonare il progetto. Oggi, però, è realtà. Una realtà importante, oramai riconosciuta a livello internazionale e che ha inserito il Verdura Golf tra i migliori campi d’Europa. I due tracciati di gioco a 18 buche sono stati chiamati, con scarsa fantasia, Est e Ovest. L’ondulato percorso Est per-mette una partita a golf davvero memorabile. Le sue punte di diamante sono la corta buca 3 (par4) e le buche cinque e sei, ognuna con vista stupenda. Dalla buca tredici in poi il percorso si avvicina al mare, come se il terreno cadesse a picco e piombasse lungo la magnifica costa. Il meglio arriva alla fine, con la penultima buca che si innalza dolcemente ai piedi di una collina siciliana. La buca diciotto è un favoloso par 4, che precipita da un tee rialzato lungo la costa scoscesa. Le buche vicino alla spiaggia sono l’attrazione principale del percorso Ovest. Lo scintillante Mar Mediterraneo si vede per la prima volta all’ottava e nona buca, prima di ritornare per un finale di quattro buche alla quindicesima. Sono queste quattro buche finali che rubano la scena alle altre, grazie alla vista che spazia sul mare aperto.

Una sola raccomandazione. Se cercherete di raccontare questo campo a qualche amico straniero, per favore, non chiamatelo “The Vegetable”!

di Pietro Busconi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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