North Sentinel, isola off-limits

North Sentinel Island
North Sentinel Island

Il mese di Novembre, per le numerose isole indiane (Andamane e Nicobare) situate nell’immenso golfo del Bengala, è un mese bellissimo, relativamente al clima. Sole in abbondanza, mare generalmente calmo e luminoso, spiagge invitanti e vegetazione rigogliosa; come dire: il luogo ideale per vacanze di sport, avventura, nuoto, relax. E i globetrotters del mondo da tempo si sono messi in testa di “colonizzare” anche questa parte di India così lontana dal continente, così misteriosa da attrarre turisti, studiosi, antropologi, persino missionari. Questo è lo scenario fantastico che deve aver trovato il 27enne John Allen Chau quando a bordo del minuscolo kayak è approdato – malgrado tutti l’avessero consigliato di non mettere in atto il suo proposito – sulla spiaggia di North Sentinel. Non era la prima volta che John tentava questo “sbarco”; nelle precedenti occasioni, si era beccata qualche freccia volante, gli avevano distrutto il barchino ed era riuscito a raggiungere a nuoto la barca d’appoggio, per poi ritornare nel capoluogo delle Andamane, Port Blair, con le autorità un po’ irritate da tanta insistenza. Il giovane missionario dell’Alabama, munito di Bibbia e di sorrisi, ha purtroppo pagato con la vita l’ultimo tentativo, trafitto dalle frecce e dalle lance di alcuni degli indigeni che qui vivono da oltre sessantamila anni, provenienti dall’Africa. John Allen Chau era un ragazzo pieno di vita; anzi, un “ammalato” della vita; ogni singola fibra del suo corpo trasudava entusiasmo e fraternità. “Mi chiamo John e vi amo tutti, così come vi ama Gesù”. È probabile che queste siano state le sue ultime parole.

Quanta curiosità attorno a questo lembo di terra che non raggiunge i sessanta chilometri quadrati d’estensione (poco più di Capri e Ischia messe insieme). Quanto desiderio – più internazionale che locale – di scoprire chi siano le persone che vivono qui da tempo e che non vogliono essere visitate, non vogliono avere contatti con gli estranei, non chiedono niente e probabilmente non hanno bisogno di niente. Vorrebbero essere lasciate in pace, ecco tutto. Ma il mondo moderno non può permettere la sopravvivenza di zone oscure del pianeta; tutto e tutti debbono far parte della società globale. Quindi anche l’isola di North Sentinel deve svelarsi al mondo; se non lo fa spontaneamente, i tentativi per penetrare quest’ultima barriera di “privacy” (usata in tale contesto, la parola fa senz’altro ridere!) debbono essere ripetuti nel tempo. È successo nel 1700 e nel 1800. Al 1967 risale la pubblicazione dell’unico libro che parla delle tribù dell’isola, scritto da un insigne antropologo, l’indiano Triloknath Pandir. Quindi, altri episodi sempre rintuzzati dai bellicosi sentinelesi: nel 1974 una troupe cinematografica, il cui regista è stato ferito a una gamba da una freccia; nel 1981 il naufragio della motonave Primrose e solo il mare in tempesta ha impedito che i nativi arrivassero al relitto, armati di lance e frecce; quindi il salvataggio con l’elicottero. L’unico contatto relativamente “pacifico” è avvenuto nel 1991; la scialuppa aveva lanciato in acqua alcuni sacchi che contenevano noci di cocco, senza che fosse oggetto di atti ostili. Frecce lanciate invece contro l’elicottero nel 2004, arrivato dopo lo tsunami per constatare gli eventuali danni; uccisione nel 2006 di due pescatori che cercavano granchi e ancora frecce contro chi tentava di recuperarne i corpi. Infine, il sacrificio pochi giorni fa di John Chau.

Sono oramai molti coloro che sostengono che questi “uncontacted people” dovrebbero essere lasciati in pace, come desiderano; la pensa così persino il padre di uno dei due pescatori uccisi. Anche perché nell’Ottocento si era verificato un episodio premonitore: Maurice Vidal Portman, ufficiale di Sua Maestà quando l’India era colonia britannica, aveva catturato sei persone di North Sentinel: una coppia anziana e quattro bambini della tribù dei Jarawa. Portati a Port Blair e sistemati nell’abitazione del funzionario, si erano quasi subito ammalati; morti gli anziani, l’ufficiale aveva riportato immediatamente i quattro bambini sull’isola. In seguito, aveva rilevato l’antropologo Sita Venkateswar, i tentativi di integrazione di altri Jarawa erano falliti per l’uso eccessivo di tabacco, alcool, e per le malattie contratte. Oggi North Sentinel è un’isola protetta e tutelata dal “Protection of Aboriginal Tribes Regulation Act”. Occorre un permesso speciale per approdarvi, sempre sotto strettissimo controllo delle autorità. A questo punto, cosa augurare agli aborigeni di North Sentinel, se non che possano vivere in pace senza ulteriori tentativi di “civilizzazione”. Semmai, solo qualche rifornimento (da lontano) di noci di cocco delle quali sono golosi, dato che mancano nella loro isola le palme che le fanno crescere.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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