Viaggi nel mito, per conoscere sé stessi

Sappiamo che si può viaggiare in maniera attiva, spostandosi fisicamente da un luogo all’altro e si può viaggiare con lo spirito e con la mente perseguendo obiettivi squisitamente personali.

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Foto di lance87 da Pixabay

Il mondo è pieno di testimonianze di viaggio; sono infinite le persone che dall’inizio dell’umanità sino ai nostri giorni hanno affrontato viaggi brevi e lunghe peregrinazioni per esigenze di vita, per mera curiosità di conoscenza o per dolorose necessità di sopravvivenza.

In ogni caso, sono stati viaggi che hanno portato il genere umano ad una progressiva e inarrestabile conoscenza del mondo, dei propri simili, di sé stessi. In una prima rapida sintesi (un esame approfondito richiederebbe alcuni libri!) vediamo come la storia ha registrato alcuni passaggi epocali del viaggio umano; percorso che proseguirà l’entrante settimana, in pieno periodo natalizio.

Lo stesso avvicinarsi al Natale è un viaggio interiore – in mancanza di quelli reali per il Covid – che molti si vedranno costretti ad affrontare; ma potrebbe anche essere un’occasione per scoprirsi e conoscersi a fondo. 

Mondo Classico Antico

In quest’epoca appare il viaggiatore scienziato e il viaggiatore filosofo

Il primo è spinto dal desiderio di conoscere uomini e culture diverse (come Erodoto) mentre il secondo è alla ricerca di città ideali, atteggiamento questo evidente in Platone nei suoi rapporti con Siracusa e con il suo tiranno Dioniso.

Poi c’è il viaggio quale esperienza umana legata al mito fondatore delle città: dalla Genesi che indica in Abramo il fondatore di Israele a Virgilio che ricorda Enea quale fondatore dei fondatori di Roma, mentre Plutarco ascrive al solo Romolo tale privilegio.

Ancora Plutarco indica in Teseo il fondatore di Atene mentre Virgilio, riferendosi alla nascita di Cartagine, cita la fondatrice Didone

L’uomo classico greco e romano, ricorda la scrittrice Paola Capriolo, non è un sedentario, tutt’altro, ma fissa nell’otium e nel bios theoretikos (nel contemplare e non nell’agire) il modello della “vita buona”, specificatamente umana.

Cristianesimo 

In questa epoca il viaggio diventa religioso e politico. Viaggio come mortificazione per i peccati commessi e presenza sempre più pregnante dei santi evangelizzatori (da San Colombano a Cirillo e Metodio, apostoli degli slavi, per esempio); si intensificano i pellegrinaggi di fede (Roma, San Giacomo di Compostela, la Terra Santa).

Quindi è un susseguirsi di scambi, di viaggi di fede, di spedizioni militari e religiose (le Crociate, ad esempio), di esodi (di popoli, di confraternite laiche e religiose, di clerici vagantes) che fanno della società medievale un brulichio di spostamenti e non, come si è sempre pensato, di un mondo immobile, legato alla terra, dagli scambi circoscritti tipici di un’economia povera e chiusa.

Naturalmente gli scambi commerciali aumentano di pari passo e dilagano in tutta Europa e addirittura in paesi lontani (Marco Polo è l’esempio più notevole). Il mondo parallelo dei piccoli e grandi viaggi è fatto di cavalieri erranti senza terra, vagabondi per statuto, il cui viaggio ha un senso nella fedeltà a Dio e nella riparazione di torti e ingiustizie, nella pietas cristiana. Non mancano, nei grandi incroci tra genti diverse, gli sbandati e gli avventurieri.

Vichinghi

Un popolo che ha acceso la fantasia delle persone in fatto di viaggi, è senza alcun dubbio quello dei Vichinghi, guerrieri delle terre europee del nord Europa. 

Navigando fra l’VIII e l’XI secolo con i loro drakkar (nel proto-germanico il termine drakȏ stava per “drago”) i Vichinghi hanno percorso tutti i mari allora praticati ed altri ancora, tant’è che vengono accreditati come gli scopritori del NuovoMondo. Fra gli anni 793 e 1066, arco di tempo che viene comunemente definito epoca vichinga, gli intrepidi navigatori hanno esplorato le coste e gli estuari di fiumi del Mar Baltico, dell’Atlantico e del Mediterraneo, approdando persino nella Calabria tirrenica e nella Sicilia ionica, prima di proseguire le scorrerie sino al Mar Egeo e al Mar Nero.

Sorprendentemente, i Vichinghi hanno viaggiato molto anche all’interno di alcuni territori – Spagna, Francia, l’Europa centrale – attraverso la quale hanno raggiunto la Russia, raggiunta anche più a nord, dal golfo di Finlandia.

Si fossero limitati a questo; è infatti certo che i Vichinghi abbiano raggiunto anche il Mar Caspio, i grandi laghi d’Aral e Balkash e, in Asia centrale, le città di Bukhara e Samarcanda. Per finire, a proposito di viaggi e conoscenza di sé stessi, con il controverso approdo alle coste americane del Labrador e di Terranova.  

Libertas Dicendi n°291 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com 

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