Golf Marrakech: grandi campi e grandi alberghi

Al Madeen bunker della 18Il Marocco è una delle destinazioni più gettonate dalla clientela internazionale che cerca ottimi alberghi, buoni campi di golf e un’ospitalità che, di anno in anno, diventa sempre più raffinata. In poche parole: il posto giusto per una vacanza completa. E Marrakech ne è una meta ambita.

Situata ai piedi del Grande Atlante, una catena montuosa che include cime anche di 4 mila metri, ha una storia millenaria e una serie di luoghi da visitare che possono riempire ben più dei cinque giorni di soggiorno che rappresentano la media di chi sosta qui. Il rosso è il colore dominante che pervade questa città e che contrasta con il verde dell’abbondante vegetazione e l’azzurro del cielo.

Il periodo migliore per visitare questa città è quello delle stagioni intermedie e dell’inverno. L’estate, in effetti, è calda con punte di temperatura che arrivano ai 50 gradi. Non proprio l’ideale per giocare a golf o visitare monumenti. Anche in questa stagione, però le mattine e le serate sono fresche per cui un’attenta programmazione dei propri tempi consente comunque di non trascurare l’opzione estiva.

La storia di questa città parte intorno all’anno mille e la prima dinastia ad insediarsi fu quella Almoravide. Di dinastia in dinastia si arriva a quella che regna attualmente, quella degli Alawidi. Nel 1999 morì Hassan II, il re che ha traghettato il Marocco nei tempi moderni e, appassionato golfista, ha gettato le basi per lo straordinario sviluppo di campi di gioco nel Paese.  A lui è succeduto Mohammed VI, l’attuale re che, continuando nell’opera del padre, sta imponendo un impressionante impulso al turismo internazionale, un impulso che sta contribuendo a cambiare l’immagine del Marocco. Come paese islamico è certamente il più moderato e la tolleranza verso chi non è musulmano è completa. Anche questo contribuisce non poco a far scegliere il Marocco come destinazione turistica.
Annualmente si tiene l’Assise du Tourisme, un evento dedicato ai grandi progetti che si stanno realizzando e a quelli futuri da cui emerge un quadro del Marocco come meta sempre più variegata per turisti di tutto il mondo.

Ma veniamo al golf. Giocare a Marrakech non è costoso e offre, oggi, numerosi campi di gioco, alcuni dei quali di elevato livello. Ma già esiste un piano, in fase di realizzazione, che aumenterà ulteriormente i percorsi nei prossimi tre anni. Uno dei migliori percorsi è l’Al Maaden Club Resort, un avvincente percorso di 18 buche realizzato nelle immediate vicinanze dell’Hyatt Hotel. La proprietà del campo è del Groupe Alliances, il primo costruttore di hotel in Marocco con all’attivo già 30 realizzazioni con oltre 4150 camere e più di 10 mila letti.
La società è attiva anche nella realizzazione di percorsi golfistici di cui l’Al Maaden rappresenta l’ultimo traguardo. Le diciotto buche si snodano su 70 ettari pianeggianti che sono stati rimodellati dando forma a buche ondulate che arricchiscono il piacere del gioco. Par 72, il campo offre cinque tee di partenza allineati che propongono un tracciato che può variare dai 4755 metri se si parte dai tee rossi, ai 6644 se, invece, si parte dai tee neri.
Essendo Marrakech una città ricca di acqua che viene convogliata dalle vicine montagne, l’irrigazione non è un problema ed in verde del campo si staglia sul rosso delle case in lontananza. L’attenzione per l’ambiente è massima e gli accorgimenti adottati per il risparmio idrico è, probabilmente, unico. Si va dal recupero delle acque di drenaggio alla stazione autonoma per il trattamento delle acque usate fino all’utilizzo (a partire dalla fine dell’anno) delle acque che proverranno dall’impianto di depurazione che si sta costruendo in città e che servirà anche gli altri campi di gioco. La società cura direttamente il personale impiegato nella struttura, da quelli addetti alle cucine, ai ristoranti, alle pulizie, al giardinaggio e ai caddies. Già, perché ad Al Maaden i 43 caddy sono dipendenti della società. Questo significa che, affittando un car ci si ritrova anche il caddy compreso nel prezzo (che è molto inferiore al prezzo del solo car cui siamo abituati dalle nostre parti). Forse la più bella buca è la 18. Un lungo par 4 di 444 metri con lieve dog leg a sinistra che si può accorciare se restano le forze per tentare un drive perfetto a volare il lungo lago messo lì apposta. Se il colpo riesce, e non è da tutti, la buca diventa improvvisamente facile. Altrimenti si può giocare sulla destra evitando però un bellissimo bunker con sei isole di erba che gratificano solo i più fortunati. Cadere nella sabbia significa perdere almeno un colpo. Fino ad ora il record del campo è detenuto dal professionista irlandese Stephen Grant che nel febbraio del 2010 ha chiuso le 18 buche con 64 colpi nell’ambito dell’Atlas Pro Tour.

Le-Pavillon-du-GolfUn altro campo che non si deve mancare da queste parti è quello a 27 buche che fa da scenario al Palmeraie Golf Palace, imponente struttura ricettiva di cinque stelle lusso a soli 17 chilometri dall’aeroporto internazionale e a 12 dal centro della città. Questo resort è stato eletto miglior golf resort dell’Africa negli anni 2006, 2007, 2008 e 2009. Offre 325 camere di cui 11 executive e 28 suite. Ovviamente, tutti i confort sono assicurati e la cortesia del personale è estrema. Una menzione a parte merita Le Pavillon du Golf, una serie di 30 suites affacciate sul percorso che assi- curato privacy, confort ed eleganza in una volta sola. I ristoranti sono nove. Tra questi, proprio a ridosso del Pavillon du Golf, il Dar Ennassim, due stelle Michelin il cui chef è Fabrice Vulin: il posto perfetto per festeggiare i birdie o per dimenticare i brutti score.

Venendo al campo di gioco, il tracciato si snoda in piano con qualche ostacolo d’acqua che non crea particolari problemi a chi tira almeno un po’ dritto. Discorso a parte per la buca 17, un lungo par 3 di 173 metri che richiede un atterraggio preciso sul green volando il lago che separa il tee dalla bandiera. L’opzione per i paurosi è seguire il fairways sulla destra avendo cura però di non eccedere nella forza per non finire nell’altro lago di destra. Come dire: la buca perfetta per rovinare un buono score medal se si sbaglia il primo colpo.

di Pietro Busconi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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