Sulle ali del Vento

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Ho già avuto modo di dire, la scorsa settimana, che i 366 giorni dell’anno (il 2020 è bisestile) hanno tutti una o più ricorrenze-dedicazioni destinate a riempire il Calendario. Alcune di esse possono tuttavia sembrare o essere, a scelta: ripetitive, inutili, addirittura ridicole. Se la giornata per l’Ambiente (5 giugno) era più che giustificata, quelle magari dedicate alla porchetta, alla nutella, agli spaghetti alla carbonara o a comportamenti e stati d’animo (lentezza, sonno, felicità), ingenerano qualche dubbio. Che dire, per esempio, della giornata dedicata ai mancini, escludendo quelli che usano la mano o la gamba destra? Mah! Un’altra di queste dediche strane è quella che cade il prossimo 15 giugno, lunedì: giornata mondiale del vento. Un’entità fisica concreta e allo stesso tempo fuggevole ed eterea, il vento; comunque sia, un’occasione da non perdere per arzigogolarci sopra! Cominciamo col dire che il vento, soggetto com’è alle mutevoli e possenti pressioni atmosferiche che si sviluppano nel globo, si muove liberamente su una superficie ruotante e mai in linea retta; subisce deviazioni verso destra nell’emisfero boreale e verso sinistra in quello australe, quindi non sarebbe molto felice della giornata dedicata ai mancini, essendo lui ambidestro. Inoltre il vento, oltre a marciare a diverse velocità, cambia direzione spesso e volentieri: uno scavezzacollo. Può essere costante quando spira sempre nella stessa direzione (alisei); periodico, se inverte i sensi di marcia secondo le stagioni (monsoni) o se è prevalentemente diurno (brezze). I venti variabili o locali (scirocco, föhn, bora) sono tipici delle zone temperate, mentre quelli irregolari o ciclonici, prendono nomi diversi a seconda delle località: uragani nelle Antille e sulle coste americane dell’Atlantico, tifoni nel Mar Giallo e nelle Filippine, tornado nelle grandi pianure degli Stati Uniti e dell’Australia. Una cosa seria, dunque, il vento.

Studi e classificazione del vento

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Talmente seria da aver favorito studi e classificazioni da parte di insigni personaggi della storia: scienziati, naturalisti, meteorologi; ma anche di grandi navigatori (gli esperti sul campo) e di tecnici che hanno inventato e perfezionato apparecchiature per meglio studiarlo. Si è così arrivati all’adozione della scala Beaufort, messa a punto dall’ammiraglio britannico Francis Beaufort (1774-1857) per misurare la velocità del vento, per convenzione eseguita a una decina di metri da terra e in presenza di un terreno uniformemente piatto; una classificazione molto utile in tutti i campi dell’attività umana. Una prima scala valori da 0 a 28 valuta la forza del vento da calma assoluta a brezza vivace: fumo che sale verticale e vento che solleva polvere dal terreno; mare come uno specchio e piccole onde lunghe. Con valori da 29 a 74 si passa dalla brezza tesa a una burrasca moderata; in questo caso le foglie degli alberi cominciano ad oscillare e i rami nell’ultima fase si spezzano; allo stesso modo le onde all’inizio si increspano leggermente e da ultimo diventano marosi spruzzati di bianco. La terza e ultima fase della scala ha valori che vanno dal 75 al 118. All’inizio volano le tegole delle case e alla fine si ha una possibile distruzione di edifici e manufatti. Il mare e le acque fanno la loro parte: si passa da grosse ondate comunque pericolose per le imbarcazioni, al fortunale e infine all’uragano vero e proprio che crea enormi difficoltà alla navigazione e notevoli pericoli alle abitazioni della costa.

Il vento nei modi di dire

Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

Per finire, c’è anche il vento come parola, che può assumere differenti sfumature. Fisicamente può essere aria, soffio, brezza, folata, raffica; metaforicamente può trasformarsi in corrente, alito, avvisaglia, leggerezza, frivolezza e persino in un prosaico peto. Le parole si possono trasformare in variegati modi di dire che hanno per protagonista il vento. I più fortunati, quelli ai quali va tutto bene, conoscono il significato di andare col vento in poppa, che ben si accompagna alla persona vanitosa, boriosa, come di chi è pieno di vento ed è immancabilmente portato a farsi vento; restare cioè in ozio con il solo obiettivo di rinfrescarsi con un ventaglio. Chi sa fiutare il vento (capisce al volo una situazione) e agisce secondo il vento che tira (sfrutta cioè le opportunità del momento) è difficile che rimanga esposto ai quattro venti, cioè vittima designata di azioni dannose da parte di altre persone. Il consiglio, valido per chiunque, potrebbe alla fine essere di non gridare al vento (parlare inutilmente, senza essere ascoltati) di non seminare al vento (sprecare tempo e fatica) per non restare con le mani piene di vento (quindi delusi, a mani vuote). Molto meglio, tutto sommato, campare di vento (non avere grandi esigenze o bisogni). Solo così si potrà vivere in sintonia con il titolo di questa settimana.

Libertas Dicendi n° 265 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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