Viaggio lento al Monte Penice

monte penice
Santuario della vetta del Monte Penice

Decidiamo, io e Cate, di scegliere un giorno feriale; meno traffico e meno turisti. Andremo al Monte Penice e quindi a Bobbio dove dormiremo, per tornare il giorno successivo a Milano. Non sembri ridicolo. Un’escursione (non gita) di questo genere, richiede una scelta preventiva su “cosa” vorremo vedere nei luoghi grandi e piccoli della non lunga ma interessante tappa. Con l’auto, naturalmente; andatura calma per tutto il viaggio: anche il paesaggio merita un’occhiata di riguardo.

Pianura piatta, con vista sull’Oltrepò

Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia
Interno della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia

Persino andare da Milano a Pavia costeggiando il Naviglio Pavese, può far parte del piacere del viaggio. Il canale a sinistra (ogni tanto piccole gare di pesca lungo gli argini) con paesi, fabbrichette, tanta campagna e filari di pioppi, sono visioni riposanti; così come appare tenero l’insieme delle vecchie case basse nel punto in cui si trova la deviazione per la Certosa. Peccato, davvero, invece, il groviglio di cavalcavia, giravolte stradali e innesti che precedono l’arrivo in città. Un buon caffè e la visita raccolta e partecipe alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, che lo storico Paolo Diacono ha menzionato per la prima volta nella sua Historia Langobardorum dell’VIII secolo, precedono il proseguimento del viaggio verso Voghera. Chiacchierando in auto, ridiamo al pensiero che la prima cosa che viene alla mente parlando di questa cittadina tra pianura e colline è la famosa casalinga, personaggio creato da Alberto Arbasino (figlio di questa città) quale rappresentante del solido buon senso lombardo in contrapposizione alla cultura approssimativa e spocchiosa di molti italiani. E si arriva a Voghera, che subito impone una visita al Duomo, dedicato a San Lorenzo, costruito nel 1605 sulle rovine di una chiesa più antica; all’interno vengono conservati i tesori della cattedrale: broccati d’oro, arredi preziosi, miniature e opere scultoree di pregio. Anche Palazzo Gounela, prossimo alla cattedrale, merita una sosta; è in stile neoclassico ed è stato edificato tra il 1844 e il 1847; oggi è sede del Municipio. Interessante sono infine anche Casa Nava, un palazzo storico il cui porticato è stato ricostruito mantenendo le caratteristiche tipiche degli antichi portici della città, e lo storico Castello Visconteo, risalente all’anno 1372.

Paesi e castelli del lungo Staffora

terme di salice
Terme di Salice

Proseguendo, si arriva a Rivanazzanoil cui nome, come Salice, è completato dall’aggiunta Terme. Imboccata la strada per il Monte Penice, subito si incontra la piccola Torre del Comune di Rivanazzano, di forma pentagonale e posta nel centro del paese; bello anche il non lontano Castello di Nazzano, un manufatto rettangolare costruito in laterizio. Pochi chilometri ed ecco Salice Terme, che nel medioevo aveva il nome di Sarzi, poi mutato in Sales; una volta scoperta la fonte di acqua solforosa che avrebbe caratterizzato le Terme, il luogo ha assunto il definitivo nome di Salice. Terme antiche, queste, citate nella bolla papale di Adriano IV (1153) nella quale si parla di luoghi sacri dei dintorni e della piccola chiesa di Sarzi, risalente all’anno Mille e intitolata a Maria Vergine. Il percorso con la strada sempre in leggera salita, è caratterizzato dall’alveo del Torrente Staffora, l’antica Iria dei Romani, che nasce dall’Appennino ligure per gettarsi alla fine nel Po. L’attuale nome di Staffora risale al contrario alla voce longobarda staffal (palo di confine, cippo) o forse al termine abbastanza simile di stapel (magazzino, luogo per la conservazione delle merci). I resti delle torri delle mura risalenti al XIII secolo e il Palazzo Malaspina testimoniano che abbiamo raggiunto Godiasco, antico borgo di origine medievale attraverso il quale transitava la famosa Via del Sale, un tempo percorsa da colonne di muli che passando per il fondo valle raggiungevano Genova attraverso il passo del monte Antola. Caratteristico è il mulino del Groppo della famiglia Malaspina, perfettamente restaurato.

Verso l’Eremo di Buttrio

Varzi
I portici di Varzi

Superata Ponte Nizza, si prende a sinistra la strada che porta a Sant’Alberto di Buttrio, località che ospita un famoso Eremo. La costruzione di questo luogo santo si deve ad Alberto (personaggio del quale si hanno notizie molto scarse), forse appartenuto al casato dei Malaspina. Nell’anno 1030 Alberto (morto nell’anno 1073) si isola dal mondo e va a vivere in solitudine nella vicina valletta del Borrione, dove oggi c’è una piccola cappella che lo ricorda.L’Eremo è anche noto per avere ospitato nel tempo personaggi famosi: il fuggiasco re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto, Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Qui è conservata anche la campana detta Martinella, che ha guidato la Lega Lombarda nella battaglia di Legnano contro il Barbarossa. Dopo un lungo periodo di decadenza – attorno al XV secolo – nel Novecento la vita all’Eremo ha ripreso nuovo vigore; nel 1973, in occasione del nono centenario della morte di sant’Alberto, sono stati eseguiti lavori di restauro ed edificate nel contempo le scalinate nel sagrato dell’eremo. A poca distanza dall’Eremo si trova la località Carmelo che conserva vecchie case costruite in sasso, tipiche della civiltà contadina dell’Oltrepo. Si arriva così a Varzi e il primo edificio da vedere è la chiesa dei Cappuccini, dedicata a San Germano, una delle chiese più antiche della Valle Staffora. Poi c’è il Castello Malaspina che sorge nel cuore del borgo medievale, circondato da verdi colline; interessanti anche le Torri di Varzi: quella delle Streghe e quelle di Porta Soprana e Porta Sottana; da ammirare infine è la Casa Mangini, il cui portone d’ingresso è abbellito da grandi chiodi in ferro. Alla ricerca del profumato, gustoso e goloso salame di Varzi, si percorrono i vicoli dietro le mura, i portici del centro storico con le vie del Mercato, della Maiolica. 

 Monte Penice, vetta tra le regioni

La salita al Penice è fatta di ripetuti tornanti, di visioni di prati e di boschi. Il passo del Penice è a 1149 metri d’altitudine, mentre la vetta del monte misura 1460 metri. Amministrativamente quest’ultima è sul confine tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna, mentre il passo è già in provincia di Piacenza, comune di Bobbio. Nel piazzale del passo c’è la statua dedicata a San Colombano, patrono e protettore dei motociclisti, per i quali il Penice è meta consueta. La sosta e la splendida colazione-pranzo a base di fragranti fette di pane e deliziose seconde fette sovrapposte di inarrivabile salame, con robusto vino nero, concludono la tarda mattinata del viaggio. Da qui parte la strada che porta in vetta al monte e al santuario di Santa Maria, utilizzata per la manutenzione del centro trasmittente di Monte Penice. Questa è sempre stata un’importante via di comunicazione nel passato; consentiva di tenere i contatti tra il monastero di San Colombano di Bobbio e i suoi possedimenti e le comunicazioni attraverso i feudi imperiali creati da Carlo Magno per mantenere il controllo degli accessi al mare. Sempre da qui si può raggiungere la Val Tidone attraverso il vicino passo della Crocetta. Il panorama, nelle belle giornate di sole, è eccezionale: si domina l’alta val Tidone, le colline in discesa dell’Oltrepò, la pianura lombarda e le Alpi centrali. Se si è fortunati col tempo, l’occhio può arrivare persino alle alte vette dell’Oberland bernese. 

Bobbio, la “casa” di San Colombano

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Bobbio (PC)

Anche la discesa dal Penice verso Bobbio è un susseguirsi di tornanti e di visioni sempre più ravvicinate con la valle del fiume Trebbia e i monti circostanti dell’ovest, non si sa bene se ancora lombardi o già liguri o emiliani. Ma cosa importa; l’importante è immergersi piano piano in questa natura splendida e raggiungere il borgo medievale di Bobbio, sede dell’Abbazia fondata nell’anno 614 da San Colombano. Una cittadina, Bobbio, che ha la fortuna di conservare un prezioso manufatto del tempo: Il Ponte Vecchio, comunemente chiamato Ponte Gobbo. L’unica cosa dritta e sicura è la spiritualità del luogo che favorisce una cena sobria e un riposo sicuro.

Libertas Dicendi n°379 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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