Marrakech ed i tesori nascosti

La domenica mattina, con un freddo barbino ed una pioggia torrenziale che ha continuato implacabile per cinque ore, fra dedali di vicoli, un vero labirinto a cielo aperto, entriamo nel Mellah, circondato da mura, di solito vi si accede da porte fortificate che come nei ghetti europei possono essere chiuse la sera; il primo quartiere ebraico è sorto a Fès nel 1438, Mellah il suo nome in tutto il Marocco tranne a Tétouan, dove viene adottato il termine spagnolo Juderia. Fès, in passato capitale culturale e spirituale dell’ebraismo in Marocco, Fès dove ha vissuto il grande filosofo Maimonide. La presenza ebraica in questo paese è veramente antichissima, risalirebbe addirittura ai tempi di re Salomone, tremila anni fa.

Cimitero ebraico. ” Allora prevedete delle stelle gialle anche per la famiglia reale” avrebbe detto il Sovrano Mohammed V durante la seconda guerra mondiale alle autorità coloniali francesi che intendevano applicare in Marocco la politica antisemita del regime di Vichy. La famiglia reale si è sempre schierata ed impegnata per il rispetto della comunità ebraica nel paese. Malgrado le saltuarie esplosioni di violenza dei nazionalisti marocchini, ebrei e mussulmani hanno convissuto proficuamente per secoli, in Marocco si stava bene, relativamente ad altri paesi dell’area il tasso di conflittualità nei confronti degli ebrei è sempre stato basso. Non è un caso se prima del massiccio esodo della seconda metà del secolo scorso (meno traumatico comunque che da altri paesi mussulmani) soprattutto verso il nuovo stato di Israele appena costituito, la comunità ebraica in Marocco era la più grande di uno stato arabo. Nel 1956, anno dell’Indipendenza del Marocco qui vivevano circa 350.000 ebrei, in parte discendenti da berberi convertiti, in parte dalla comunità espulsa dalla Spagna nel 1492; nella sola Marrakech se ne contavano 40.000, ( quanti più o meno ora in tutta Italia).

Ne sono rimasti all’incirca 3000 che vivono soprattutto a Casablanca (proprio lì gli attentati del 2003 e del 2007); a Marrakech rimangono 170 persone e tutte anziane come mi racconta sconsolato un vecchio della bellissima sinagoga bianca e blu che visitiamo, due famiglie vivono al primo piano, altri nella città nuova fuori le mura. Gli ebrei marocchini hanno comunque mantenuto un forte legame con la terra d’origine, vi ritornano spesso, mi è capitato di sentir parlare ebraico fra i vari gruppi di turisti che visitavano i siti.

Nel mellah si trovano le uniche case con balcone e verande sulle facciate esterne e sono le più alte della medina. In quanto spazio circoscritto e chiuso il quartiere non aveva altra possibilità di espandersi se non in altezza. Quando Marrakech fu fondata, gli ebrei non avevano il permesso di restare in città, vi commerciavano durante il giorno e la sera ripartivano. E’ intorno al 1557 la creazione di questo quartiere isolato e separato all’interno della medina con due porte, verso la casba e l’esterno della città.

La casba, la cittadella fortificata all’interno delle mura, essa stessa racchiusa da un doppia cinta muraria, praticamente come le scatole cinesi, una dentro l’altra. Qui risiedeva il sultano e tutta l’amministrazione reale, penso ai vari “kremlini” delle città russe. La casba, a metà del XVIII secolo quando Marrakech non era più capitale, era un ammasso di rovine, ma gli edifici principali sono sempre stati la moschea al Mansur, i palazzi reali e il Mellah.

Ai piedi della moschea, sotto un portico che immette in uno stretto passaggio fra mura di mattoni merlati e tetti dalle tegole smaltate di verde, si accede, come sempre inaspettatamente, alle Tombe Saadiane, stupendo esempio di stile ispano-moresco, che conservano le spoglie della famiglia imperiale omonima, costruite verso la fine del XVI° secolo. Due distinti mausolei per i vari sultani, un tappeto esterno di mosaici colorati per le tombe delle principesse e nobili donne.

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